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Piscina chiusa alla Mazzanta, salta ogni accordo

Il contenzioso tra Comune e gestore penalizza bambini e famiglie. Ieri la protesta dell’associazione Master Lab: «Vogliamo nuotare»

CECINA. «Noi vogliamo nuotare» è scritto in giallo e stampatello sul lenzuolo appeso accanto all’ingresso della piscina della Mazzanta, chiusa dalla primavera 2020 a causa del coronavirus e della contesa legale tra il gestore Sport Management e il Comune di Rosignano. Ieri mattina, il presidente dell’associazione Master Lab e il vice, Agostino Carotenuto e Maurizio Poggetti, sono arrivati in via dei Cavalleggeri insieme ad alcuni genitori e ai loro figli, che vorrebbero nuotare ma non trovano corsie libere. Stufi della situazione, hanno protestato scrivendo sul telo bianco i nomi dei bimbi e tre parole sole, che però riassumono bene il caso ad oggi ancora senza soluzioni. «Grazie ai buoni rapporti con la Virtus Buonconvento – dicono i dirigenti di Master Lab – che gestisce l’impianto di Cecina, ottenuto almeno due fasce orarie in via Aldo Moro, il martedì pomeriggio e il sabato mattina. I nostri iscritti sono circa cento tra piccoli e grandi, ma siccome gli spazi sono stretti, facciamo nuotare soltanto gli agonisti, ovvero i bambini tra i nove e i quindici anni. In tutto 25. Gli altri aspettano con pazienza, sebbene alcuni abbiano scelto altri sport. In ogni corsia nuotano nove persone, che erano 12 prima della pandemia. Certo, abbiamo partecipato al bando del Comune di Cecina, ma siccome non siamo un’associazione cecinese, poco abbiamo ottenuto.

Perché il regolamento dice dopo l’assegnazione delle attività ai disabili vengono i sodalizi ricadenti sul territorio. E allora proviamo ad organizzarci con iniziative all’aperto. Ma non è la stessa cosa, in quanto chi si è iscritto vuole nuotare. Come se non bastasse, dal Comune di Rosignano non abbiamo saputo niente, è rimasto tutto così e intanto i giorni passano senza che nulla cambi». Il problema è, prosegue Poggetti, «che non è mai esistito un piano alternativo al quale l’amministrazione abbia dedicato tempo per cercare una via di uscita. Almeno ci fosse stato un confronto tra le due parti politiche, con gli assessori seduti al tavolo insieme alla società per capire meglio e ragionare sul futuro. Come non detto». A rimetterci, alla fine, saranno soltanto i bimbi e le famiglie, che a lungo hanno sperato. Preso atto di cosa succede, non si sono scoraggiati: hanno steso un lenzuolo davanti all’ingresso della piscina, hanno preso i pennarelli e scritto il loro nome, lasciando accanto l’impronta delle mani per testimoniare quanto la vicenda sia vergognosa. Le tre parole vergate con la bomboletta spray gialla ne sono la sintesi. Come il cartello preparato nei giorni scorsi, “Sport=Salute=Vita Vogliamo nuotare”, composto da colori accesi. Con l’aiuto di mamme e papà, hanno preso il telo e lo hanno legato accanto all’ingresso, così chiunque lascia l’auto nel parcheggio oppure passeggia sulla strada che porta alla pineta e al mare, lo vede e riflette. Domandandosi perché non ci sia ancora una risposta definitiva al caso, che riguarda i tanto sbandierati concetti di ripartenza e socialità.

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