Il lavoratore pentito: «Indeciso sulla vaccinazione, poi ho avuto il Covid e una grande paura»

Mauro Coluccino e l’ospedale di Cecina dove è stato ricoverato

L'uomo, cecinese, dipendente di un supermercato a Viareggio racconta l’incubo della malattia dopo il ricovero «Non è una semplice influenza» 

Mauro Coluccino, 47 anni, di Cecina, lavora in un supermercato a Viareggio. Ha scritto una lettera per ringraziare i medici dell’ospedale di Cecina che gli hanno salvato la vita. E al tempo stesso rivolge un appello a vaccinarsi.

***

di Mauro Coluccino

Devo essere sincero, anch’io ero uno di quelli che fino all’ultimo ero titubante sulla vaccinazione... Poi però, per lavoro, mi ero deciso a farlo. Infatti lunedì 20 settembre vado e faccio la prima dose di Pfizer. I giorni dopo arrivano i classici postumi post vaccino, dolore al braccio, malessere e spossatezza. La cosa però perdurava e il giovedì mi arriva la telefonata che non avrei voluto: un mio collega era positivo al Covid. Comincio a preoccuparmi, in quanto i sintomi post vaccino continuavano a persistere. E il venerdì incomincia anche la tosse. A quel punto decido di farmi il tampone in farmacia. Vedo la preoccupazione del dottore, mi chiama da parte. Signor Coluccino è positivo. Dentro ti inizia il dramma, perché non credi che sia successo proprio a te. A quel punto vado a casa e per fortuna mi posso isolare dalla mia famiglia andando nel rustico. Consapevole che “dai è un influenza, passerà” avverto mia moglie, torna mia figlia da scuola e mia moglie mi dice: «La bimba non sta bene ha un po’ di febbre ed ha rimesso».

A quel punto incomincio a preoccuparmi anche per i miei cari e allerto tutti, scuola, familiari e amici. Il virus ti sconvolge la vita quotidiana, le tue abitudini. Il 28 settembre, attivata la medicina del territorio, vengono a farci i tamponi a tutti e tre. Visitano prima loro, che per fortuna hanno lievi sintomi (spariti dopo due giorni) mentre per me la cosa è preoccupante. Cenni di polmonite! La mente viaggia e continui a dirti: “no, non può succedere a me”. Il 29 settembre risultato tamponi: tutti tre positivi! Non accetti, ti sconvolgi, ti chiedi ma com’è possibile che a me. Il virus ti annienta, ti scombussola la vita, ti divide dai tuo cari. Il pomeriggio la cosa si aggrava, per me febbre a 40. Dico a mia moglie di chiamare l’ambulanza. Non respiro mi sento soffocare. Ti sale la paura. Capisci che la cosa è seria e preoccupante. Arriva l’ambulanza, la cosa surreale da non credere è che sia successo a te. Inizi a piangere dalla paura di non rivedere più i tuoi cari. Senti partire l’ambulanza a sirene spiegate, senti dire codice 2 hai paura. Ti manca il respiro, in ospedale iniziano a isolarti. “Positivo al Covid”, ti attaccano a tutti i macchinari, radiografia, elettrocardiogramma, prelievi, tamponi. Dopo arriva il dottore, ti parla, è tutto bardato ti dice: «Mauro la dobbiamo ricoverare, brutta polmonite bilaterale».

Non credi alla parole, metabolizzi che non si sta più scherzando ma la cosa è molto seria. Ti portano su in reparto e lì, devo essere sincero, nel dramma della situazione sono stato accolto come se fossi stato un loro parente, un figlio, molta umanità, comprensione, dolcezza, sincerità da parti di tutti il personale dell’ospedale. I giorni successivi le cose peggioravano, io mi preoccupavo, ti attaccano all’ossigeno e ti fanno tanti prelievi di sangue, ti monitorano. E intanto la febbre sale. In tutto questo dramma c’è sempre da parte di tutto il personale la consapevolezza di cercare di tranquillizzarmi e di non farmi preoccupare. Ricordo sempre queste parole del dottor Chesi: «Mauro non ti preoccupare, stai tranquillo è tutto sotto controllo, ti faremo uscire di qua».

E tu li ti emozioni e piangi... Ti passano duemila pensieri per la testa e ti rendi veramente conto che la tua vita è nelle mani della fortuna e di “persone” che danno tutto per il bene tuo. Dopo tredici giorni posso dire che grazie a loro io sono riuscito a superare la fase più critica, anche se sono sempre positivo ma i parametri sono tutti rientrati. Il mio è un enorme elogio ed encomio a tutto il personale del nostro presidio ospedaliero di Cecina. Lo posso dire: “grazie alla loro professionalità, umanità e dedizione mi hanno salvato la vita, mi hanno ridato la mia vita e i miei cari. Questa storia l’ho voluta condividere anche per sensibilizzare tutta la comunità: vacciniamoci. La vera paura è il virus, è il Covid. Finché non lo vivi sulla tua pelle, non metabolizzi, non credi e dici che a te non capita. È una influenza? No, no. Ti annienta, ti soffoca, ti uccide. Vedi morire persone nel letto accanto a te. Ti sconvolge. Ti fa paura. Il vaccino in confronto è il “male” minore, è l’unica soluzione per non vedere più queste immagini, queste sensazioni che io (per mia sfortuna) ho vissuto. Il mio appello: vaccinatevi!