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L’ex sindaco di Castellina perde alle elezioni e torna in salumeria: «Sono stato fatto fuori dai renziani del Pd»

L'ex sindaco di Castellina, Manolo Panicucci, nella sua salumeria "Pane e salame" di Rosignano

Caduto lo scorso aprile dopo le dimissioni in blocco degli alleati, alle urne Manolo Panicucci non arriva al 20%: «I tesserati del Partito democratico qui sono pochi, ma contano. Non hanno mai perdonato il mio addio quando Renzi diventò segretario»

CASTELLINA MARITTIMA. Sarebbe stato il sindaco uscente, ma nell’aprile scorso sei consiglieri di maggioranza si sono dimessi in blocco mandandolo a casa dopo che lui stesso, per problemi interni alla lista, aveva comunque annunciato il passo indietro. La sconfitta di Manolo Panicucci, che non ha superato il 20 per cento dei voti a favore del vincitore Alessandro Giari, arriva da lontano. «Queste persone – racconta – mi hanno fatto pagare le dimissioni dal Pd quando Matteo Renzi si insediò come segretario. La mia coerenza mi ha imposto così, perché vengo dal Partito comunista. È un disegno del Partito democratico locale, che fra l’altro conta appena undici iscritti: tutti ex “renziani” con un filo direttore col presidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo». Le persone a cui fa riferimento sono Elena Bettacchi, Marco Chiellini, Lara Del Ghianda, Tommaso Giari, Lorenzo Giannino ed Elena Tozzi, che dimettendosi in blocco hanno causato la fine anticipata (di un anno) della precedente consiliatura.

Panicucci, si aspettava una sconfitta di queste proporzioni?


«Mi aspettavo di perdere, ma non così. La grande sconfitta è stata alle Badie, dove ho preso il 13 per cento. Era il punto debole della lista, non pensavo fino a questo punto».

Lei si è ricandidato dopo che i suoi alleati, nell’aprile scorso, hanno provocato lo scioglimento anticipato della consiliatura.

«Queste persone sono le stesse che si sono candidate contro di me, insieme ad altre che abbracciano una vasta area, dal Pd alla destra. Solo la mia lista era di sinistra, non certo quella di Giari, che comunque resta una persona capace e con alle spalle ruoli prestigiosi. A mio avviso, però, si è speso per una causa politica non limpida».

Il figlio dell’attuale sindaco era in lista con lei quattro anni fa.

«Sì, ma non era il solo. Chi era con me e mi ha voltato le spalle, adesso era con Giari nelle commissioni di ascolto con i cittadini. Supportandolo legittimamente. Sostituirmi con Giari era un disegno già chiaro all’epoca, non mi hanno mai perdonato le dimissioni dal Pd contro Renzi, loro sono ex “renziani”».

Ora però Renzi non è più nel Pd e il segretario è Enrico Letta.

«Durante le elezioni regionali ho dato una mano per supportare sia Andrea Pieroni, che è stato mio presidente in Provincia, che Alessandra Nardini, oggi assessora. Nell’ultimo periodo mi sono molto riavvicinato al Pd, ma evidentemente la scelta di supportare loro due male è stata digerita dalla sezione locale, ex renziana e pro Mazzeo».

Che cosa farà adesso?

«Opposizione, per far capire alle persone che Panicucci non è il male e ha fatto tanto per questo Comune. La storia che è stata raccontata in campagna elettorale, molto aggressiva nei miei confronti, non è vera. Alle Badie abbiamo contribuito all’avviamento delle imprese, il fiume è in sicurezza. In questi anni è stato fatto tanto, è innegabile. Poi tornerò a lavorare a tempo pieno nella mia salumeria di Rosignano, “Pane e salame”. C’ero anche prima, perché da sindaco non si campa. Ora ci sarò sempre».

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