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Cane decapitato a Cecina, il sindaco: «Farò un esposto in procura»

Ninja, meticcio trovato decapitato nel cassonetto mercoledì scorso

Il primo cittadino Lippi torna sul caso che ha scosso la città in queste giorni: «Ci sono “buchi neri” nella gestione della vicenda su cui andrò fino in fondo»

CECINA. «Vado fino in fondo, faremo un’indagine sul caso e poi invieremo i fascicoli alla procura. Un atto terribile e poteva andare peggio». Non usa mezzi termini il sindaco di Cecina, Samuele Lippi. Carteggi, relazioni, da inviare alla procura per un esposto, spiega, sul caso del cane decapitato nei giorni scorsi e ritrovato in un cassonetto in una strada cittadina. Una vicenda, quella del meticcio, una femmina di tredici anni, come abbiamo scritto, che ha scosso particolarmente la città. Una storia che ha avuto un eco anche al di fuori del territorio con reazioni arrivate anche dall’Associazione italiana per la difesa di animali e ambiente proprio nelle scorse ore.

E più che sulla morte di Ninja, questo il nome del cane, sulla quale, precisa il primo cittadino, «sarà la magistratura a fare le valutazioni del caso ovviamente», il sindaco mette nel mirino la gestione di quella che è stata l’intera vicenda di cui ancora in città si continua a discutere. «Prima di tutto: è un atto disumano, che logicamente mi ha colpito parecchio. Però ci vuole una certa delicatezza, la procura sta facendo le valutazioni. Parliamo di un gesto compiuto, a quanto risulterebbe, da una persona con problemi psichiatrici. E questo ci impone una duplice riflessione: delicatezza nel trattare la materia, che non vuol dire – sia chiaro questo passaggio – giustificare proprio un bel niente, ma capire quelli che sono stati i “buchi neri”, gli aspetti di questa terribile vicenda che non tornano e che poteva avere un epilogo anche peggiore di quello che ha avuto». È questo il primo commento del sindaco Lippi. Poi, mentre scandisce e alterna più volte il termine «è inaccettabile», riavvolge il nastro. «Il comandante della polizia municipale ha richiesto gli atti a tutti i soggetti interessati, dall’Asl fino alla società della salute che ha la delega per il Comune per i servizi socio-sanitari. Perché? Di quella persona circolavano video della sera precedente al fatto (martedì, ndr) in uno stato evidentemente alterato, tanto è vero che sono dovute intervenire le forze dell’ordine che hanno riportato la calma e hanno condotto la persona all’ospedale. Ecco delle dimissioni nel giro di poche ore, senza presa in carico con trattamento sanitario obbligatorio, del perché questa persona non fosse a questo punto adeguatamente seguita, qualcuno dovrà rispondere. Sarò rigido, lo assicuro. Il sistema non l’ha presa in carico: perché?», ribadisce. Le domande, però, non sono finite qui. «Come sindaco sono responsabile della salute pubblica. Ho chiesto a tutti cosa è successo. Ho video, testimonianze di quella sera, antecedente al fatto di cui parliamo. C’è un buco che va chiarito. Perché non sono stato avvisato su questi aspetti? Il fatto è veramente grave. Se c’è stata una leggerezza devo saperlo come responsabile della tutela della salute: porterò tutte le carte dell’indagine che ho avviato sul caso in procura per un esposto», ripete più volte. E aggiunge: «Capire cosa è successo è fondamentale per prevenire altre situazioni simili, valuterò e farò ciò che mi compete come autorità per la tutela della salute pubblica. Perché, sia chiaro, non è ammissibile, questa è una disgrazia e poteva andare peggio, non voglio nemmeno pensarci». Il nodo, per il primo cittadino, è sempre lì. Un punto sul quale insiste: «La presa in carico. E preciso anche che per me il trattamento sanitario obbligatorio a una persona è una atto di estrema ratio, ben disciplinato dalla legge, e in passato ho avuto anche da ridire sul tema, detta sinceramente», continua. E chiude: «Sul fatto sarà la magistratura a dire come stanno le cose, il mio compito però, come sindaco, è quello di andare fino in fondo sulla gestione. Voglio sapere quali sono state le tappe, approfondire quella che ho la sensazione sia la punta di un iceberg e che avrebbe potuto portare se ci pensiamo a un atto ancora più grave».


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