In lista senza saperlo: "candidopoli" si allarga e investe anche un comune toscano

La procura di Rovigo indaga sul movimento “L’Altra Italia”: sono 23 le elezioni nell’inchiesta. La sindaca Menci: «Vicenda incredibile»

ORCIANO PISANO. Era l’ultima tornata elettorale per le amministrative. Un anno fa. E a Orciano, per la terza volta di fila, diventava sindaca Giuliana Menci, rieletta con 315 preferenze, pari al 96 per cento dei voti. Un risultato davvero scontato, scriveva Il Tirreno proprio l’indomani, perché, opposta alla Menci, si era presentata infatti una candidata sconosciuta, che non si era mai vista in paese né di persona né su manifesti elettorali: Claudia De Blasi da Uggiano La Chiesa, località in provincia di Lecce, a 980 chilometri di distanza da Orciano e con una lista di candidati consiglieri provenienti dalla località turistica leccese di Ugento. 13 le preferenze ottenute, pari al 3,9 per cento per la sfidante del movimento “L’Altra Italia”. In consiglio comunale però non si farà mai vedere, nonostante le lettere partite dal municipio a lei e agli altri candidati consiglieri.

Una vicenda singolare con vari interrogativi e finita al centro dell’indagine coordinata dalla procura di Rovigo con quindici denunciati e sette misure cautelari emesse nelle scorse ore dai finanzieri del comando provinciale di Padova nei confronti dei vertici del movimento politico “L’Altra Italia”, a livello nazionale (tra gli indagati non ci sarebbe la candidata a Orciano, anche lei, tradotto, non avrebbe saputo nulla), con l’accusa di aver violato il Testo unico delle leggi per la composizione e l’elezione degli organi delle amministrazioni comunali. Tra i sette, c’è Mino Cartelli, segretario nazionale del movimento, ai domiciliari. Un sistema, ricostruiscono gli investigatori dell’operazione “Candidopoli”, con 23 Comuni sotto i mille abitanti nel mirino del movimento, in tutta Italia, tra cui anche Orciano, dunque. I vertici del movimento avrebbero secondo l’accusa presentato liste di candidati formate da soggetti iscritti, nella maggioranza dei casi, a loro insaputa. Alcuni tra questi ultraottantenni e «persone con disabilità fisiche» residenti in Puglia. Molti, ripercorrono, non sapevano neppure dell’esistenza del movimento e sarebbero passati alle querele. L’obiettivo principale del movimento, per l’accusa, sarebbe stato quello di eleggere un proprio rappresentante in ogni piccolo Comune per ottenere una visibilità sull’intero territorio nazionale, in modo da far accrescere il consenso per le successive elezioni.


«Oddio qualcosa di grosso come un’inchiesta no, ma che qualcosa non tornasse, quello sì. In genere alle nostre elezioni arrivano liste da Pisa, Livorno, ma dalla Puglia non era davvero mai successo. Ci siamo chiesti i motivi e poi nulla, dal primo consiglio comunale abbiamo preso atto che non avremmo avuto la minoranza», commentala sindaca Menci.

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