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«Io, dato per morto due volte. La mia vita sembra uscita da un film». Ecco il racconto di Egisto Gassani

Da destra: Egisto Gassani, Carlo tardani e Paolo Boschi

Da Castiglioncello l’80enne maratoneta parla di sé: «Una volta mio nonno mi portò al cimitero. "Guarda dove ti abbiamo messo", mi disse davanti alla mia tomba ricoperta di fiori. Vorrei far leggere il mio manoscritto al regista Paolo Virzì»

ROSIGNANO. Egisto Gassani vive a Castiglioncello e festeggia 80 anni giovedì prossimo. Il regalo se l'è già fatto: primo posto di categoria e due medaglie alla maratona di Roma, la 50esima della sua carriera. Ma la sua vita che sembra uscita da un film comincia molto prima. Nato a Livorno il 30 settembre 1941, durante l'occupazione alleata porta a casa il pane, insieme agli altri bimbi del blocco delle Signorine, cercando a piedi scalzi le mine antiuomo sulle spiagge dalla torre del Marzocco al Calambrone per conto degli americani. Poi nel luglio 1955, a soli 14 anni, "muore" per la prima volta.

«Babbo era imbarcato, anch'io volevo partire ma in casa però non erano d'accordo, così presi la bici di nonno dicendo che andavo a fare il bagno alla Terrazza. In realtà andai alla Stazione dei treni e da lì a Trieste per salire come mozzo su un motoveliero a tre alberi, la Croce del Sud», racconta. Gli amici preoccupati si mettono per giorni sulle sue tracce. Trovata la bicicletta arrivano alla triste conclusione: «Dissero a mamma che ero affogato in mare. La famiglia mi cercò per una settimana prima di darsi pace». Il ragazzino di Shangai fa tappa a Suez, poi da lì a Porto Said, Aden e in Madagascar, e in India, Singapore e Giappone. «Gettata l'ancora in Polinesia mi buttai per raggiungere l'isola a nuoto, con il comandante che si sbracciava dicendo "attento agli squali!". Mi riportarono sottobordo le polinesiane».


Innamorato delle bellezze del luogo, decide di restare a terra; la Croce del Sud è salpata verso l’ Australia da 12 ore prima che il personale di bordo si accorga della sua assenza e torni a prenderlo. La rotta prosegue verso la California «dove issammo il gran pavese per tutti gli italiani che erano lì», e ancora verso Panama, i Caraibi e infine l'Europa. Solo 18 mesi dopo la sua partenza, toccata Oporto, si ricorda di casa: «Scrissi una cartolina in cui dicevo che stavo bene e salutavo tutti». Quando la lettera arriva a destinazione «il postino entrò in cortile e disse a mamma: "Suo figlio è vivo!". Lei svenne», prosegue Gassani, che approdato a Genova si prepara a tornare a Livorno.

«Avevo cambiato fisionomia. Per strada incontrai nonno, che appena mi riconobbe poggiò la bici per prendermi a botte. Quando si calmò mi portò al cimitero dei Lupi. "Guarda dove ti abbiamo messo", mi disse davanti alla mia tomba ricoperta di fiori. Arrivati a casa ai balconi la gente faceva festa. Mandarono il telegramma a babbo che era a Barcellona, scappò e dopo due giorni tornò: eravamo di nuovo tutti insieme». La seconda parte della sua avventura inizia a fianco del padre sulle petroliere, in giro per il mondo.

Ed è durante l'anno trascorso a fare bunkeraggio nelle foreste dell'Indonesia che Gassani "muore" per la seconda volta. «C'era Sukarno, e c'era la rivolta dei nativi contro inglesi e olandesi. Io davo ai guerriglieri le nostre scorte di cibo e loro mi bendavano e mi portavano in canoa a vedere i loro tesori nascosti. Poi una notte, a Singapore, mentre tornavamo a bordo sentii “O Sole Mio” suonare a una festa in lontananza. Mi tuffai. Arrivato a riva un cameriere mi vide e pensò che fossi un ospite ubriaco caduto in mare, e mi rivestì con uno smoking». Gli altri marinai lo danno per disperso, ma il padre sa bene quanto il figlio è "imprevedibile". «Mi ritrovò la polizia inglese e mi riconsegnò alla nave. Ricordo che babbo mi diede una Coca Cola, dopodiché mi risvegliai su un aereo per Karachi in direzione Italia». Nel Bel Paese Gassani mette su famiglia, prosegue la carriera in mare fino al 1982 e si appassiona alla maratona. Pochi giorni fa è alla Stazione Termini di ritorno dalla 50esima gara; ha visto alla trasmissione Rai “I Fatti Vostri” la storia di Paolo Boschi, di Follonica dato per scomparso per 25 anni e riapparso dopo aver letto il libro sul suo quartiere scritto da Carlo Tardani e Silvano Polvani. Lo riconosce. Si fa incontro a lui e agli autori. Spiega di avere una storia simile da raccontare. E confessa: «Ho scritto il manoscritto della mia vita, vorrei farlo vedere a Paolo Virzì per farne un film di avventure».

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