L'ex direttore di Armunia interpreta Aldo nei delitti del Barlume: «Sono nel quartetto di anziani e sul set mi diverto un sacco»

Massimo Paganelli (ultimo o destra) con alcuni dei protagonisti della serie "I delitti del Barlume"

Massimo Paganelli è Aldo e racconta la sua vita tra Castiglioncello e l'Elba: «Quel che mi imbarazza di più sono i selfie»

CASTIGLIONCELLO. Tra giornate passate sul set e cene con la troupe Massimo Paganelli trascorre la fine dell'estate a Marciana Marina. Impegnato nelle riprese della nona stagione de "I delitti del BarLume" lo storico direttore di Armunia da pensionato ha scoperto i retroscena del set interpretando Aldo Griffi, uno dei vecchietti-detective che indaga sui delitti ideati da Marco Malvaldi. Entrando in un cast con attori di primo piano come Filippo Timi - lo scontroso barista Massimo - Enrica Guidi - la banconiera Tiziana - Lucia Mascino - la commissaria Vittoria Fusco - e il fratellastro "Beppe" (Stefano Fresi), cui spesso si uniscono altre celebrità come Corrado Guzzanti, Paganelli da nove anni vive un'esperienza straordinaria.

I due nuovi episodi diretti da Roan Johnson "A bocce ferme" e "Compro oro", che arriveranno su Sky a gennaio, portano altri due delitti nell'immaginaria città di Pineta, idealmente posta tra Pisa e Livorno, ma col panorama di Marciana Marina. Quando si scopre il morto si alzano le antenne del "quartetto uretra", la vispa squadra di anziani che tra una mano di carte e l'altra si mette sulle tracce dei colpevoli. Aldo Griffa, interpretato dall'ex direttore di Armunia, Alessandro Benvenuti alias Emo, Atos Davini ossia Pilade, e Marcello Marziali, che veste i panni di Gino, seguono varie piste che si dipanano al BarLume, compongono con tenacia il quadro finché salta fuori l'assassino. Le nuove avventure potrebbero riservare un'altra promozione per Tassone, già questore di Pisa e capo della polizia, mentre si riportano alla memoria episodi delle serie passate, e si scopre che c'è stata una festa per il compleanno di Aldo, che scagiona un sospetto assassino. Anche quest'anno Paganelli è andato all'Elba per interpretare Aldo, ritrovando i compari del quartetto. Mentre ripassa la parte, racconta le sue straordinarie giornate da attore.

«Ci divertiamo come pazzi, siamo tutti amici e ci apprezziamo vicendevolmente - esclama - ogni sera studio le battute per il giorno dopo, ma continuo a non essere uno studente prodigio. Del resto le battute che pronuncio sono così brevi che quando ne leggo una con due frasi mi sembra di recitare l'Odissea. Mi hanno spiegato però che l'intonazione e lo sguardo contano moltissimo. Le riprese sono iniziate a luglio ma noi siamo arrivati a settembre e restiamo tutto il mese». La sua giornata tipo inizia intorno alle 11. «Veniamo prelevati dal hotel e portati al centro delle riprese per trucco e costume - prosegue Paganelli - i primi tempi ero imbarazzato, ma poi ho imparato ad essere disinvolto. Qui Timi arriva cantando, Benvenuti e Fresi fanno gli scherzi. A me mettono una tonnellata di lacca sui capelli. Poi si girano le scene, una di cinque minuti si fa anche venti volte. E' tutta un'attesa, come diceva Mastroianni del cinema. Ma - come mi rispose una volta in piazzetta quando mi lamentavo - "pensa che lavorare è peggio". Sul set restiamo anche otto ore, poi si torna in albergo e la sera si cena insieme in un ristorante, con gli amici e parte della troupe, che al completo arriva anche a settanta persone». Pur avendo passato una vita nel mondo dello spettacolo ha di che sorprendersi. «La cosa che più mi imbarazza sono i selfie - afferma - in trentacinque anni di teatro ho incontrato i più grandi e non ho fatto mai foto. Qui ci chiamano col nome dei personaggi, ci fermano e vogliono farsi un selfie. Dai ragazzi ai proprietari di yacht, è incredibile».

Ma soprattutto si diverte molto, raccontando aneddoti a cena sulla Castiglioncello degli anni Sessanta. «E' un'esperienza bellissima, mai mi sarei immaginato una cosa del genere - ammette - ho iniziato col BarLume a 67 anni e proseguito fino a 75: nove anni di seguito in questo mondo un po' finto ma divertente. Auguro a tutti dopo i 60-65 anni di fare un'esperienza del genere perché scopri cose che non sapevi. Come che la macchina da presa non devi guardarla, ma ti guarda lei e devi smarcarti dagli altri perché altrimenti non ti si vede. Con gli altri del cast vivo di luce riflessa ma sono tutte brave persone. A volte li osservo con stupore, sarebbe da scriverci un libro!».