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«Qui tutti vaccinati». Il cartello esposto all’ingresso del bar di Cecina anticipa le norme

Gianluca Ceppatelli e il cartello esposto all’ingresso del bar Ruiu di corso Matteotti a Marina di Cecina

Gianluca Ceppatelli, titolare del Caffè Ruiu del centro spiega: «Se i “no” Green pass non vengono più non mi interessa» 

CECINA. Non chiamatelo precursore dei tempi perché risponderebbe che «no, è solo questione di portare avanti l’idea in cui si crede». A parlare è Gianluca Ceppatelli, titolare del Caffè Ruiu di corso Matteotti, nel centro di Cecina (e tra i gestori anche del ristorante La Capannina, a Marina).

Nel caffè del centro da giorni è esposto un cartello: «I dipendenti e i titolari del locale sono vaccinati». Complessivamente parliamo di sette persone, tra cui lui, il titolare. «Sia chiaro, non ho forzato nessuno, è stata una scelta di squadra ragionata e condivisa. Penso sia una questione di buon senso. Qui ci sono i turisti, tante persone che non conosciamo, diciamo che è una tutela per tutti: per noi, per gli altri e quindi parlo dei clienti. Avevamo fatto la stessa cosa per la meningite, quando una manciata di anni fa erano aumentati i casi», ci dice Ceppatelli. E arriviamo al cartello, dove si rivendica in qualche modo, o quanto meno si sottolinea (nel vero senso del termine, visto che la parola vaccinati è sottolineata più volte nel foglio che si trova sulla porta) il concetto. «Ci ho pensato dal momento in cui hanno cominciato a parlare nel dibattito pubblico dell’introduzione del Green pass obbligatorio, o almeno dall’obbligo per consumare all’interno del locale al tavolo. Ho detto: ma se lo chiediamo al cliente, forse dobbiamo crederci anche noi. E noi ci crediamo e ci siamo vaccinati tutti e ho deciso di mettere il cartello fuori per ribadirlo, perché sono fatto così. Ho una certa età e da sempre ho portato avanti con convinzione le mie idee». Una scelta che, quasi inevitabilmente, su un tema che è finito per essere spesso divisivo e al centro del dibattito sociale e politico, ha incassato commenti positivi, ma non solo. «Tante persone sorridono quando lo leggono, come se si sentissero più tranquilli. Sono quasi soddisfatti e quindi vengono più volentieri penso. Anche il sindaco Samuele Lippi mi ha detto che ha apprezzato», prosegue. C’è un però: «Lo sapevo eh, sia chiaro, nulla di nuovo perché ormai il clima è quello e la questione divide, viene strumentalizzata, più che letta con lucidità, perciò alcune persone si sono avvicinate, hanno letto la storia del vaccino e hanno fatto retromarcia, interprentandola chissà in che modo», racconta. Domanda d’obbligo: preoccupa questo atteggiamento? «Ma assolutamente no, rispetto l’idea di tutti, ci mancherebbe. Ci ho pensato, sapevo che qualcuno poteva prenderla in questi toni, ma non mi interessa: cosa vuole che le dica, farò senza. Non ho mai avuto paura a protestare per la mia idea, rispettando quelle degli altri», continua. E così, proprio nelle ore in cui si discute e si sta per mettere nero su bianco a livello nazionale l’obbligo Green pass per tutti i lavoratori (pubblici e privati), riflette Ceppattelli: «Non chiedetemi se sono per l’obbligo vaccinale, non è necessario. Io ho preso semplicemente la mia strada, non sono stato un precursore di nulla, anche se in realtà la direzione era ormai tracciata, almeno per i gestori di ristoranti e bar. Rispetto la scelta di chi non vuole vaccinarsi, però dico una cosa: se un lavoratore non vuole vaccinarsi, per avere il Green pass deve sottoporsi costantemente a tamponi. Ebbene, se uno non vuole vaccinarsi, perché deve usufruire, come sto sentendo tra le ipotesi, di test a prezzi calmierati? Io mi sono preso le mie responsabilità, con un cartello dove metto chiaramente le mie idee, anche gli altri facciano la stessa cosa e si comportino con coerenza».


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