Auto mai consegnate, sequestri agli indagati

Coinvolti anche una cecinese di 22 anni e un rosignanese di 46. Decine i clienti che hanno presentato querela

CECINA. Il sequestro di immobili e soldi segna una prima svolta investigativa nell’inchiesta della Procura di Pisa sull’attività dell’Auto Elle Group di Migliarino, un autosalone multimarche conosciuto ormai da quasi due anni per le mancate consegne delle vetture pagate e mai viste dai clienti. Che a decine hanno trasferito la loro rabbia e la labile speranza di rivedere qualcosa di quanto versato presentando una miriade di querele. Dalla provincia di La Spezia a quella livornese con un nucleo forte nel pisano.

Sono i clienti di una ditta che nel frattempo ha cessato l’attività e che, fonte della legale rappresentante inseguita dai creditori, avrebbe fatto un “buco” di almeno 2,7 milioni di euro. La Procura di Pisa dopo aver iniziato a ricevere querele su querele ha aperto un fascicolo unico, in cui sono finite tutte le denunce, individuando almeno sei persone da sottoporre a indagini. E ora anche a sequestro preventivo firmato dal gip del Tribunale.


A casa di uno degli indagati gli investigatori della Guardia di finanza hanno trovato 140mila euro in contanti. Soldi sequestrati come i beni immobili e altro intestato ai sei. Qualcuno ha fatto ricorso al Tribunale del Riesame di Pisa per chiedere il dissequestro. L’esito dell’istanza sarà depositato nei prossimi giorni.

Nell’inchiesta per truffa e appropriazione indebita sono indagati Martina Mucci, 22 anni, di Cecina, legale rappresentante dell’Auto Elle Group; Vito Sante Di Dio, 43 anni, residente a Prato, all’epoca venditore in una concessionaria nel Pistoiese collegata all’Auto Elle Group; Antonella Monaco, 38 anni, di Prato; Raul Bianchi, 58 anni, di Camigliano (comune di Capannori); Gianfilippo Ciaramella, 46 anni, di Rosignano Marittimo, venditore all’Auto Elle Group; Francesco Lucchesi, 45 anni, di Castelnuovo Garfagnana, residenze tra Lucca e Cecina, venditore all’Auto Elle Group, ma accusato dalla Mucci di essere l’amministratore di fatto della società. Nei giorni scorsi diversi indagati sono stati interrogati dai magistrati che si occupano del caso, le pm Flavia Alemi e Lydia Pagnini. «Sono una prestanome» «Sì, sono la titolare dell’autosalone, ma decideva tutto Francesco» aveva confidato all’inviato delle Iene Martina Mucci, braccata dopo le denunce dei creditori e i numerosi articoli del Tirreno sulle mancate consegne delle macchine pagate in contanti o tramite finanziarie che ora chiedono il pagamento delle rate. «Abbiamo fatto un buco di 2,7 milioni di euro» aveva ammesso Mucci che se da un lato aveva scaricato su Francesco Lucchesi la responsabilità di una situazione da tempo fuori controllo, dall’altra era stata “incastrata” dal suo ego di voler apparire fashion per moda e location. Un profilo ostentato su Instagram in cui appare a Montecarlo o esibisce borse da migliaia di euro.

Tra l’altro non mancano gli inciampi con la giustizia per Mucci. Alla guida di una Porsche Carrera 911, data a noleggio da Lucchesi alla mamma dell’allora 19enne, l’imprenditrice all’altezza di San Vincenzo nel luglio 2017 era finita fuori strada e nello schianto l’amica al suo fianco, Giada Russo, 21 anni, aveva perso la vita. Mucci è stata condannata a sette anni per omicidio stradale. Non aveva mai conseguito la patente. —

P.B.

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