Nelle vie del borgo sulle tracce di Dante con i cittadini attori

Residenti e non hanno letto i passi del Sommo Poeta  «Per noi un’esperienza appassionante e ricca di emozione»

Federica Lessi

rosignano. Chi fa il pane, chi il macellaio, chi gioca a pallone. Nelle vie del borgo medievale ogni attore evoca una quotidianità familiare, un presente che fa da cornice al dialogo col passato, tra gli autori che si sono ispirati al sommo poeta.


“La via di Dante”, spettacolo curato da Armunia e diretto da Roberto Abbiati, è un itinerario in sei tappe, accompagnato dalla Filarmonica Solvay, che conduce gli spettatori dalle stradine di Rosignano Marittimo – come fossero i gironi dell’Inferno – fino al castello, dove risuonano i versi del Paradiso.

I testi scelti da Simone Marchesi legano brani di grandi autori del Novecento alle terzine dantesche, in una consegna ideale del testimone alla modernità. Abbiati ha affidato le parole di Levi, Eliot, Mandel’stam, Beckett e Pavese alla voce di persone comuni, che si alternano nelle stazioni, spesso giovani a fianco dei più anziani, ricalcando il doppio binario dei testi.

Alla guida c’è un professore, novello Virgilio, impersonato da Mario Baldeschi di Vada. Già docente all’istituto alberghiero, è attore dilettante da più di dieci anni con “Artimbanco” e “Noi attori per caso”.

«È un’esperienza emozionante – dice – sto facendo un altro spettacolo su Dante e mi sono appassionato. Di questo lavoro mi è piaciuto il carattere itinerante e il percorso che ti permette di sentire le emozioni della gente». Nella prima stazione, che apre con i celebri versi di Levi “Se questo è un uomo” per poi passare all’esortazione dantesca di Ulisse ai compagni, c’è anche Benjamin, nove anni, che vive a Livorno e ha casa a Rosignano. Vestito da internato, esibisce il blocchetto di pane scuro assegnato ai prigionieri nei lager nazisti. «Roberto mi ha chiesto di partecipare e l’idea dello spettacolo mi è piaciuta – racconta – Dante era un grande della letteratura. Non è che mi andasse molto di fare l’attore ma avevo iniziato a cantare in un coro e ho provato».

Salendo in compagnia della Filarmonica si incontra una coppia beckettiana seduta sulla panchina che recita il grande drammaturgo irlandese, Claudio in abiti da macellaio evoca Manfredi leggendo i versi del poeta Seamus Heaney, mentre Rosa impasta la farina dentro le mura, citando Mandel’stam e il suo anelito di libertà da deportato. Si arriva alla terrazza affacciata sulle colline, dove Chiara Ceccarelli, pittrice 29enne di Guardistallo che lavora a Nibbiaia, recita “Il paradiso sui tetti” di Pavese. «Sono capitata qui per caso – dice – perché ho dovuto sostituire una ragazza. Avevo visto “Moby Dick” di Abbiati e mi era piaciuto ma non sapevo altro, ho preso la parte a scatola chiusa. Durante le prove è stato bello perché c’è stata improvvisazione dall’inizio alla fine».

Sulla stessa panchina siede Fiorella Banti, nata a Marittimo e ritornata nel borgo dopo decenni trascorsi a Lucca. «Amo il teatro e volevo partecipare a “Inequilibrio” come volontaria – racconta – quando sono stata contattata per questo spettacolo ho dato subito la disponibilità. Mi è piaciuto l’ambiente stimolante per diverse fasce d’età, il lavoro di Roberto e le persone che ho conosciuto. Per una vita ho fatto l’agente di viaggio, sono stata in Europa, Africa, India, Medioriente e Messico ma anche questa è stata un’avventura meravigliosa». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA