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«Dalla Solvay in mare tonnellate di metalli». Ma la multinazionale: «Tutto nella norma»

Lo stabilimento della Solvay e le Spiagge Bianche

Botta e risposta con Bluebell all’assemblea degli azionisti. Il fondo: «Si valutino i fatti e si prendano provvedimenti»

ROSIGNANO. Scarichi in mare, metalli pesanti ed eventuali sostanze nocive. 45 domande e 45 risposte per un botta e risposta tra il fondo internazionale di investimento Bluebell capital partners (che chiede) e il comitato esecutivo della multinazionale Solvay durante l’assemblea degli azionisti. Con Bluebell che, alla fine dei conti, sostiene che Solvay abbia addebitato alle autorità italiane le «responsabilità del disastro ambientale a Rosignano» e con Solvay che, nelle sue risposte, sostiene di non aggiungere metalli pesanti nel processo industriale e afferma che le analisi delle acque hanno mostrato una quantità di metalli pesanti in linea con il resto della costa toscana. Ma ecco alcuni dei temi trattati.

INQUINAMENTO


Bluebell prima di tutto chiede conto a Solvay della quantità di solidi sospesi, che sono anche legati alla torbidità dell’acqua e della quantità di metalli pesanti presenti nel mare delle Spiagge Bianche in corrispondenza dello stabilimento Solvay. «I solidi sospesi - così risponde l’azienda che riporta la quantità scaricata per anno - vengono scaricati in conformità all’autorizzazione e il contenuto di metalli pesanti è in linea con il resto della costa toscana». E poi specifica: «Per produrre soda servono calcare e sale. Il calcare è non tossico, anche se contiene tracce di metalli pesanti presenti in natura. Il processo di produzione della soda comporta lo scarico di calcare inerte e di altri materiali naturali dispersi nell’acqua marina. Nell’ambito del processo industriale, Solvay non utilizza né aggiunge metalli pesanti. Il processo di produzione della soda non ha mai utilizzato mercurio. Il calcare contiene tracce di metalli pesanti che però rimangono imprigionati nel calcare allo stato solido e non possono essere assorbiti dagli organismi viventi». Per Bluebell però tutto ciò non è che una conferma del fatto che Solvay sversa in mare «tonnellate di solidi sospesi contenenti metalli pesanti». Anche perché «l’impianto di Rosignano è l’unico impianto di Solvay per la produzione di soda in cui la multinazionale belga scarica direttamente sulla costa i residui chimici di lavorazione».

SCARICO A MARE

Che Solvay afferma non essere acque reflue poiché «l’acqua scaricata è costituita da acqua di processo, acqua piovana e acqua di raffreddamento senza contatto». Detto ciò Solvay sottolinea che la scelta di scaricare in mare, tecnica utilizzata a Rosignano ma non in altri suoi impianti, è stata ritenuta la migliore dopo averne discusso con le autorità. Perché «le correnti marine garantiscono che il calcare non tossico non si accumuli, ma si disperda sul fondale marino e il calcare che rifluisce sul litorale e sulla spiaggia contribuisce a stabilizzare la linea di costa contro l’erosione». Bluebell, invece, in tutto ciò vede la volontà di Solvay di «addossare alle autorità italiane la responsabilità dello sversamento a mare degli scarti chimici della soda a Rosignano». E chiede a queste stesse autorità, tramite una lettera inviata al ministro Roberto Cingolani, al presidente della regione Toscana Eugenio Giani, al sindaco di Rosignano Daniele Donati e al presidente della commissione parlamentare d’inchiesta Stefano Vignaroli «di valutare i fatti e di assumere i necessari provvedimenti, inclusa la revoca dell’autorizzazione integrata ambientale ove ne dovessero sussistere i presupposti di legge». Insomma, lo scontro tra Bluebell e Solvay prosegue. Dentro e fuori le assemblee istituzionali. —

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