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Porto di Cecina, tre ipotesi in campo per il salvataggio. Ma serve il piano entro il 9 settembre

Ecco la ricostruzione del porto di Cecina nel progetto originario e come difficilmente oggi potrà essere completato anche in caso di salvataggio della società proprietaria

C’è un interesse per acquistare una parte (la darsena) ma l’ipotesi più probabile sembra il concordato liquidatorio

CECINA. Il 9 agosto scade la proroga concessa dal Tribunale Fallimentare per la presentazione del piano concordatario. Ma la Porto Spa confida in un’ulteriore concessione di 30 giorni (applicazione della sospensione estiva) che fisserebbe la data ultima al 9 settembre. Tempo che potrebbe essere vitale per il manifestasi di un’offerta o di un impegno concreto di chi è interessato al completamento del porto di Cecina ed alleggerire lo scenario oggi più probabile: l’ipotesi di un concordato liquidatorio che taglierebbe i fili fino a qui annodati dalla società per cercare un potenziale acquirente. E non escluderebbe, in caso di flop, l’ipotesi del fallimento.

Ieri il cda della Porto ha voluto informare i soci dello stato dei fatti attraverso una comunicazione. «Negli ultimi due mesi – scrive la società presieduta da Emilio Salvadori – abbiamo operato per mantenere e migliorare l’operatività del porto e per realizzare le condizioni necessarie per identificare una soluzione alla crisi in atto». Elaborato un piano industriale che prevede il pagamento dei debiti e di quanto previsto dalla procedura concordataria, entrate di cassa (conguagli soci, vendita di posti barca liberi che però oggi sono bloccati da ipoteca), uscite (lavori di completamento porto, gestione operativa). Fallito il sondaggio sull’ipotesi di un aumento del capitale sociale (si calcolavano tra i 4 e i 10 milioni, si è manifestato interesse per 400mila euro), anche perché il quadro è stato ritenuto ancora molto incerto dagli azionisti. Sono state poi aperte trattative con tre soggetti: una prima cordata che si era già manifestata nel periodo della Peverellche si è poi ritirata. La Sales, che “resta un creditore importante” e che avrebbe dichiarato – secondo quanto riportato dal cda del porto – di “essere potenzialmente interessata a rilevare una parte del porto, in un quadro ove tutte le altre parti dovrebbero trovare un compratore”. Il cda della Porto di Cecina ed i professionisti lavorano su questa ipotesi per verificare innanzitutto la praticabilità sul piano tecnico, specialmente per le previsioni di cui alla concessione rilasciata dal Comune cercando di identificare gli eventuali compratori per le restanti parti del Porto. La forma tecnica utilizzata in questo caso sarebbe un “concordato liquidatorio con offerte irrevocabili di acquisto”. L’altro soggetto è il comitato dei rogitanti che si sarebbe detto potenzialmente interessato a rilevare il porto nel quadro di un concordato liquidatorio con assuntore ed al quale il cda avrebbe fornito due ipotesi di suddisivisione del passivo concordatario in classi ed un piano dl pagamento dei debiti. C’è infine un terzo soggetto che sarebbe essenzialmente interessato ad uno “spacchettamento” del porto ma il cda deve lavorare per trovare gli acquirenti delle altre parti (cantiere e parte privata). Fermo restando che proprio sul comparto immobiliare, oggi, ci sono le maggiori perplessità per un progetto che si ritiene “sovradimensionato” per la realtà del territorio. —


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