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Rivoluzione verde a Riva degli etruschi agricoltura biologica integrata nell’offerta

Una veduta aerea dei campi coltivati nell’azienda agricola Guardamare dove si sta realizzando un orto di tre ettari

In località Guardamare avviate le prime coltivazioni. Lisi: «Puntiamo a una ricettività che sia sostenibile»

SAN VINCENZO. Azienda agricola Guardamare. È il nome della fattoria che sposa il toponimo della località a San Vincenzo. Trenta ettari, a un tiro di schioppo dal villaggio Riva degli etruschi. È un lavoro in divenire. Sta prendendo forma da mesi e promette di realizzare in tre anni la transizione verde della struttura turistica.

La cifra del nuovo corso si deve al Gruppo Lisi, che dal 2017 ha rilevato il complesso turistico dalla famiglia Lazzi. La visione promette di declinare i valori del passato in chiave moderna e dare un futuro all’offerta turistica. Il tutto con la logica dell’integrazione tra le due realtà. «Cambiare tutto per non cambiare niente», dice provocatoriamente Iacopo Lisi, ai vertici del gruppo di famiglia. «Puntiamo a una ricettività di alta gamma – prosegue – che poggi su una vera sostenibilità verde, capace di andare oltre il rispetto dell’ambiente e la riduzione delle emissioni, praticando una diretta e integrata attività agricola biologica».


Dare senso compiuto alla parola sostenibilità. Sta qui la sfida che il Gruppo conta di vincere avvalendosi anche dei saperi sviluppati dall’Università degli studi di Scienze gastronomiche di Pollenzo, nata e promossa nel 2004 dall’associazione internazionale Slow Food. In particolare, per vincere la sfida dell’integrazione tra la filiera agrolimentare e la ristorazione. In Toscana, Riva degli etruschi e l’azienda Guardamare saranno il centro pilota di un esperimento che per dimensione non ha eguali in Italia. La capacità ricettiva è di 2mila persone al giorno e all’interno del villaggio si contano cinque ristoranti.

«L’integrazione è già in atto e sulle tavole dei nostri ristoranti già confluiscono prodotti agricoli, pane, vino e olio coltivati in gran parte a pochi metri di distanza. In particolare, il ristorante All’Orto è stato ripensato sul piano architettonico e produttivo». Qui si realizzano pane e pasta con i grani antichi coltivati con metodo biologico per tutti e cinque i ristoranti. «Non possiamo ovviamente produrre tutto. Dobbiamo integrare le nostre produzioni con quelle di coltivatori biologici della zona». L’idea promette di dare uno sbocco commerciale e valore a chi coltiva con responsabilità.

Qualche tassello è gia al suo posto. L’olio extravergine d’oliva bio è prodotto nell’azienda di famiglia Podere Biliotto, 30 ettari a Bagno a Ripoli. Il vino, l’etichetta è Marittimo, sangiovese per il rosso, vermentino e viogner per il bianco, proviene dai tre ettari di vigna di proprietà nel golfo di Baratti. Il tutto vinificato nella cantina attrezzata negli spazi in cui si trovano le strutture a servizio del villaggio turistico. «Si è rivelata fondamentale la consulenza di Michele Satta, che ci ha letteralmente adottato. Altrimenti non avremmo potuto già vinificare con eccellenti risultati dal primo anno di vendemmia».

Sarà un collegamento fisico a suggerire la lettura dell’esperienza di soggiorno che propone Riva degli etruschi. L’ingresso attraverserà i campi coltivati. È in corso il processo autorizzativo per collegare le due aziende con un sottopasso ferroviario. Il cliente potrà vedere con i propri occhi i prodotti che mangia e passeggiare nei campi coltivati.

«Si tratta di recuperare i valori originari di una struttura che risale agli anni Sessanta – conclude Lisi –, che si caratterizza per ampi spazi nel verde, integrando la coltivazione di colture tradizionali. Non faremo una finta vetrina del passato perché altrimenti finisce che senza accorgertene perdi tutto e ti ritrovi a non avere più nulla da vendere e far conoscere». —

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