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Bagno Bayahibe, c’è il colpo di scena: sospesa la revoca della concessione

San Vincenzo: la società ricorre al Tar della Toscana contro il Comune. I tempi della giustizia potrebbero salvare la stagione 2021


SAN VINCENZO. C’è il colpo di scena. E potrebbe cambiare il finale sulla concessione demaniale Bayahibe, rilasciata nel 2008 dal Comune di San Vincenzo alla Acquachiara Snc. Alla revoca della concessione, decisa dall’ente il 28 maggio, il 7 giugno è seguito il ricorso al Tar della Toscana della società che chiede l’annullamento e, in attesa del pronunciamento, la sospensione degli effetti. Tant’è che in via d’urgenza l’8 giugno il giudice amministrativo ha sospeso gli effetti della determina comunale su cui si entrerà nel merito nell’udienza del 30 giugno. Insomma, nuove carte bollate e uno spiraglio per chi ha gestito quel tratto di arenile di poter affrontare la stagione balneare 2021. Al punto che il 10 giugno sulla spiaggia è entrato in azione un trattore per livellare la sabbia.

Dal Palazzo comunale confermano il ricorso e il decreto del Tar. La Acquachiara, almeno fino al 30 giugno, è a tutti gli effetti titolare della concessione. L’intervento del trattore per la movimentazione della sabbia, come previsto, è stato comunicato il 10 giugno.

Sembrava che si fosse voltato pagina, su una vicenda che dal 2008 tiene in scacco a colpi di carte bollate e provvedimenti dell’autorità giudiziaria un tratto di arenile a lato della foce del fosso delle Prigioni. Lo ha fatto il Comune che ha disposto la decadenza della concessione demaniale marittima rilasciata alla Acquachiara.

L’ultima traccia del Bagno Bayahibe è stata cancellata a febbraio 2021. A lato di via del Tirreno, sono state demolite le strutture abusive sulla spiaggia. Ma la stagione 2020 del Bayahibe è di fatto finita il 3 agosto, quando vennero messi i sigilli su disposizione della Procura di Livorno alle strutture dello stabilimento realizzate senza autorizzazione.

«Il bene demaniale è stato utilizzato in modo difforme da quanto prescritto nella concessione». E si fa riferimento a «reiterate condotte» per la «abusiva realizzazione o mantenimento di strutture di rilevanza edilizia e paesaggistica sull’area demaniale». In sintesi, la società ha fatto un «cattivo uso» del tratto di arenile in concessione. Il tutto per dirlo con le parole che ricorrono nelle sette pagine della determina comunale 416 del 28 maggio. «Il bene demaniale è stato utilizzato in modo difforme da quanto prescritto nella concessione demaniale». Motivo? La mancata realizzazione e gestione dello stabilimento a distanza di oltre dodici anni dal rilascio della concessione. Si richiama l’articolo 3 della concessione: la costruzione doveva essere ultimata in 180 giorni. Per la mancata realizzazione il Comune ha deciso di applicare la penale di 258 euro al giorno prevista dall’articolo 3 della concessione sottoscritta con la Acquachiara. E lo fa nella misura massima di sei mesi. Il calcolo è presto fatto: 46. 440 euro, che saranno richiesti alla società con un successivo provvedimento.

A costruire lo stabilimento la Acquachiara Snc c’ha provato con determinazione. Salvo dopo anni di carte bollate prendere atto del punto messo dal Consiglio di Stato con la sentenza numero 3232 del 30 giugno 2017 che conferma quanto già stabilito: il permesso a costruire rilasciato dal Comune nel 2008 è annullato. I lavori sulla spiaggia non avrebbero dovuto cominciare. La demolizione del manufatto è avvenuta tra dicembre 2018 e le prime settimane del 2019. Sembrava l’epilogo. Invece, cancellato lo stabilimento per anni definito “l’ecomostro di San Vincenzo”, circa 300 metri quadrati parzialmente costruiti sulla spiaggia di via del Tirreno, i titolari della concessione di anno in anno, a partire dal 2017, avevano tirato su strutture provvisorie per affrontare la stagione balneare.

A tal proposito nella determina si sottolinea che «l’amministrazione comunale è intervenuta costantemente per il mancato rispetto dei termini massimi di permanenza in sito dei manufatti temporanei». L’ultima ordinanza è del 17 luglio 2020, salvo il provvedimento di sequestro del chiosco e delle altre strutture del 3 agosto su disposizione del Gip di Livorno.

C’è anche un’altra pagina. Il 23 dicembre 2016 la Acquachiara aveva presentato la richiesta di permesso a costruire. A marzo 2019 la Soprintendenza aveva negato l’autorizzazione paesaggistica, ma è solo del 25 marzo di quest’anno il provvedimento con cui il Comune nega il titolo edilizio. Tra l’altro sul pronunciamento della Sovrintendenza è pendente dal 2019 il ricorso al Tar della società. –

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