Inchiesta sugli scarti tessili, due indagati a Castagneto

Entrambi sono coinvolti in presunte attività illecite di alcuni pronto moda cinesi

PRATO. Ci sono due persone residenti a Castagneto Carducci coinvolte nella maxi inchiesta sviluppata a Prato sugli scarti tessili dei pronto moda cinesi che finivano in grandi capannoni sfitti o vecchi immobili comprati all'asta, oppure semplicemente nei campi. Si tratta di Paolo Bonistalli, 63 anni, originario di Castelfiorentino ma residente a Castagneto Carducci, che figura tra gli indagati, e di Chen Yanwei, una donna di 64 anni di origine cinese residente nello stesso comune finita agli arresti domiciliari. L'indagine, lunga e complessa, è partita alcuni anni fa dai controlli della polizia municipale di Prato, che avevano scoperto etichette di abbigliamento, provenienti da ditte dei macrolotti pratesi all'interno di cumuli di rifiuti abbandonati in dei terreni di Cascina, in provincia di Pisa. Da quella data l'inchiesta si è allargata a dismisura, mettendo a nudo uno scenario sistematico di smaltimento illecito di rifiuti dai contorni nazionali e internazionali.

L'organizzazione criminale italo-cinese, infatti, vistasi alle strette dopo gli ultimi sequestri avvenuti nel nord-Italia e nelle Marche, per eludere i controlli in territorio italiano aveva iniziato a esportazione gli scarti tessili verso la Spagna. Ieri è scattata l'operazione "Tex Majhong" (così chiamata per il complesso mosaico che ricorda il gioco cinese) diretta dal procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo e coordinata dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia Leopoldo De Gregorio, che ha portato all'esecuzione di otto ordinanze di misura cautelare, 42 denunce, perquisizioni e sequestri emessi dal gip di Firenze tra le province di Prato, Pisa, Vicenza (Bassano del Grappa) e Pesaro Urbino. Tra gli indagati figurano persone residenti anche in altre province toscane, come Pistoia (due indagati sono di Quarrata) e Livorno. Trentaquattro gli indagati a cui vengono contestati reati a vario titolo. I più gravi sono l'associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti su tutto il territorio nazionale e traffico transfrontaliero di rifiuti verso Paesi dell'Unione europea. Dopo la scoperta del trasferimento di rifiuti verso Cascina, fu individuata una prima triade criminale, composta da tre soggetti, due italiani ed una donna cinese, che si occupavano della raccolta dei rifiuti nei vari pronto moda e confezioni di abbigliamento dell'hinterland pratese, mediante un servizio di ritiro "porta a porta". I mezzi utilizzati per il trasporto erano, secondo gli inquirenti, erano spesso privi di iscrizione all'albo nazionale gestori ambientali e venivano utilizzati timbri di ditte fittizie.