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Ultimo atto sul Bayahibe: revocata la concessione

San Vincenzo: la decisione del Comune dopo una lunga guerra di ordinanze e carte bollata. La scorsa estate il Gip aveva sequestrato le strutture abusive sulla spiaggia

SAN VINCENZO. Revocata la concessione demaniale Bayahibe alla società Acquachiara Snc. L’ultima traccia del Bagno Bayahibe è stata cancellata a febbraio. A lato di via del Tirreno, sono state demolite le strutture abusive sulla spiaggia. Ma la stagione 2020 del Bayahibe è di fatto finita il 3 agosto, quando vennero messi i sigilli su disposizione della Procura di Livorno alle strutture dello stabilimento balneare realizzate senza alcuna autorizzazione.

A voltare pagina, su una vicenda che dal 2008 tiene in scacco a colpi di carte bollate e provvedimenti dell’autorità giudiziaria un tratto di arenile a lato della foce del fosso delle Prigioni, è il Comune di San Vincenzo che ha disposto la decadenza della concessione demaniale marittima rilasciata alla Acquachiara Snc. Il tutto, anche in questo caso, al netto del ricorso al giudice amministrativo da parte della società.


«Il bene demaniale è stato utilizzato in modo difforme da quanto prescritto nella concessione». E ancora, si fa riferimento a «reiterate condotte» per la «abusiva realizzazione o mantenimento di strutture di rilevanza edilizia e paesaggistica sull’area demaniale». In sintesi, la società ha fatto un «cattivo uso» del tratto di arenile in concessione. Il tutto per dirlo con le parole che ricorrono nelle sette pagine in cui si ricostruiscono le ragioni su cui poggia il provvedimento della dirigente dell’Urbanistica di San Vincenzo Cristina Pollegione, la determina 416 del 28 maggio.

«Il bene demaniale è stato utilizzato in modo difforme da quanto prescritto nella concessione demaniale», si legge nell’atto. Motivo? La mancata realizzazione e gestione del previsto stabilimento balneare a distanza di oltre dodici anni dal rilascio della concessione. Si richiama l’articolo 3 della concessione: la costruzione doveva essere ultimata in 180 giorni.

In realtà, a costruire lo stabilimento balneare la Acquachiara Snc c’ha provato con determinazione. Salvo dopo anni di carte bollate prendere atto del punto messo dal Consiglio di Stato con la sentenza numero 3232 del 30 giugno 2017 che conferma quanto già stabilito: il permesso a costruire rilasciato dal Comune di San Vincenzo nel 2008 è annullato. I lavori sulla spiaggia non avrebbero dovuto cominciare. Già nel 2015 di fatto i giudici amministrativi avevano creato i presupposti giuridici per la demolizione del manufatto, avvenuta tra dicembre 2018 e le prime settimane del 2019.

Sembrava l’epilogo. Invece, cancellato lo stabilimento balneare per anni definito “l’ecomostro di San Vincenzo”, circa 300 metri quadrati parzialmente costruiti sulla spiaggia di via del Tirreno, i titolari della concessione di anno in anno, a partire dal 2017, avevano tirato su strutture provvisorie per poter affrontare la stagione balneare. E a tal proposito nella determina si sottolinea che «l’amministrazione comunale è intervenuta costantemente per il mancato rispetto dei termini massimi di permanenza in sito dei manufatti temporanei». L’ultima ordinanza è del 17 luglio 2020, salvo il provvedimento di sequestro del chiosco e delle altre strutture abusive scattato il 3 agosto su disposizione del Gip di Livorno.

C’è anche un’altra pagina. Il 23 dicembre 2016 la Acquachiara Snc aveva presentato la richiesta di permesso a costruire. A marzo 2019 la Soprintendenza aveva negato l’autorizzazione paesaggistica, ma è solo del 25 marzo di quest’anno il provvedimento con cui il Comune di San Vincenzo nega il titolo edilizio. Tra l’altro sul pronunciamento della Sovrintendenza è pendente dal 2019 il ricorso al Tar della società.

Non basta. C’è anche un conto da pagare. Per la mancata realizzazione dello stabilimento balneare il Comune ha deciso di applicare la penale di 258 euro al giorno prevista dall’articolo 3 della concessione sottoscritta con la Acquachiara Snc. E lo fa nella misura massima di sei mesi. Il calcolo è presto fatto: 46.440 euro, che saranno richiesti alla società con un successivo provvedimento. —

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