Senza il contributo del Comune l’Auser di Cecina ora rischia di chiudere

Massimo Simoncini, il presidente dell’Auser di Cecina

Il presidente Simoncini: «I soldi sarebbero previsti in base a una convenzione». Le spese annue si aggirano sui 25mila euro fra affitti, bollette e altri pagamenti

CECINA. Se non arriveranno i soldi dal Comune, previsti dalla convenzione entro la fine di maggio, l’Auser rischia di chiudere. Il presidente dell’associazione, Massimo Simoncini, tira il bilancio di questo lungo periodo segnato dalla pandemia e conferma che venticinquemila euro di spese all’anno tra affitto, canone del telefono, bollette e riparazioni dei mezzi impiegati ogni giorno non sono più sostenibili.

A fronte dei servizi in crescita, a partire dalla consegna di 118 pacchi alimentari alla settimana, indispensabili a sostenere famiglie anche cecinesi e non solo straniere in crisi. Il quadro è preoccupante, perché se non ci fossero i centri commerciali della zona che donano ogni sera il cibo, sarebbe una catastrofe. «Non abbiamo entrate commerciali – sottolinea il presidente – ma solo accordi ufficiali con l’Asl Toscana nord ovest e tre amministrazioni: oltre a Cecina, ci sono Montescudaio e Riparbella, più le sostanziose oblazioni dei privati. Certo nel 2020, quando è esplosa l’emergenza sanitaria, la Regione ha stanziato un contributo. Una sola volta, però. A maggio verseremo forse l’ultima rata di affitto, 1.320 euro mensili, se il Comune di Cecina non paga alla svelta. Le casse sono vuote. Serve una soluzione urgente: da altre parti, ad esempio a Donoratico (nel comune di Castagneto Carducci) le sedi sono comunali ed evitano al sodalizio un impegno gravoso. Da noi, no. Per questo dico che occorrono i soldi, sennò a giugno potremmo chiudere».


Le conseguenze sono facili da immaginare. L’analisi di Simoncini è in realtà più profonda: pranzi sociali e gite, tombola della domenica e utilizzo delle stanze da parte di altre associazioni, ad esempio l’Unitrè e i gruppi micologici, sono sospese per evitare contagi. Così come la ginnastica dolce e i campi estivi. I tesserati, oltre 1.100, sono il punto di partenza dell’attività e i volontari, indispensabili, garantiscono che si svolga. A partire dall’accompagnamento gratuito in auto per le persone segnalate dai servizi sociali, dai 42 pasti giornalieri – 13.020 all’anno – consegnati in collaborazione con la società Serenissima, i già citati pacchi alimentari alle 84 famiglie (4.368 nel 2020) da una a tre volte alla settimana e la presenza del nonno vigile all’uscita della scuola ripresa a settembre e ufficializzata dal Comune fino al 2022 compreso.

Il presidente non dimentica l’impegno di Giuseppe Bernardo nel coordinare i lavori socialmente utili relativi ai parchi comunali e alla gestione del patrimonio pubblico e purtroppo lo scarso ricambio dei volontari. Problema, questo, che crea distanze difficili da colmare tra le generazioni, forse per calo di vocazione e di scarsa attenzione verso chi ha bisogno. Nella compilazione del bilancio, il direttivo ha inserito la voce riguardante l’acquisto di una sede.

Al momento è solo un’ipotesi, poiché le risorse sono poche e a causa dell’emergenza sanitaria il numero dei tesserati potrebbe scendere. Conti necessari da valutare prima di compiere un passo avanti. —

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