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«L’idraulico ha lasciato il gas della cucina aperto». Così la villetta di Bibbona è diventata un inferno

La villetta dopo l’esplosione del 22 settembre 2019. In alto Giuliano Geri sopravvissuto all’incidente e Martina Rossetti, morta a 40 anni dopo a un mese e mezzo dall’esplosione

Indagine chiusa sull’esplosione costata la vita a Martina Rossetti, ecco chi è l’indagato per omicidio colposo e lesioni

BIBBONA. È la sera del 22 settembre 2019. Martina Rossetti, 40 anni cassiera alla Conad di Donoratico, il compagno Giuliano Geri, 43, responsabile del punto vendita e il figlio tredicenne della donna tornano a casa, al secondo piano della villetta in via Ederle 13, a Bibbona.

Molto probabilmente – è la ricostruzione firmata dai vigili del fuoco e al centro dell’indagine della Procura – uno dei due adulti apre il rubinetto del gas in cucina, vicino al frigorifero. Una manovra che facevano da dieci anni, dall’istallazione del sistema di alimentazione della casa collegata a una bombola Gpl in cortile. Pensando così di attivare il fornello per poter cucinare. Al contrario questa operazione ha fatto sì che la stanza si riempisse di gas «partendo dal basso».

È poi basta una scintilla, «l’accensione del forno elettrico, l’avviamento del frigorifero oppure altro» – scrive l’ingegner Maurizio Malvaldi nel documento – per innescare l’esplosione che ha generato l’inferno nella villetta. Martina è morta dopo quarantadue giorni di agonia, il compagno ha riportato conseguenze gravissime tanto che oggi – dopo una degenza di dieci mesi di cui 52 giorni in coma – vive su una sedia a rotelle, mentre il figlio della donna è rimasto ferito nel fisico e orfano nel cuore.

A distanza di diciassette mesi dalla tragedia, il pubblico ministero Pietro Peruzzi ha chiuso le indagini. Nel registro degli indagati, con l’accusa di omicidio colposo e lesioni gravissimi c’è il nome di Michele Splendiani, 50 anni, l’idraulico di Cecina che come anticipato dal Tirreno, il giorno prima dell’esplosione aveva eseguito dei lavori all’impianto di distribuzione del gas che avrebbero dovuto dividere la fornitura di gas all’impianto di riscaldamento da quello della cucina, alimentando quest’ultimo attraverso una bombola.



Scrive il consulente nel capitolo sull’analisi dell’accaduto: «Lo stato della bombola trovata con la valvola in stato di chiusura ha escluso l’attribuzione della causa dell’incidente al sistema di alimentazione che collegava la bombola del gas al piano cottura. Appare evidente – prosegue – che il gas che ha causato l’incidente sia fuoriuscito dalla tubazione che proviene dal serbatoio esterno».

Il motivo – secondo la relazione tecnica – riguarda il fatto che l’idraulico che ha compiuto l’intervento non abbia inserito «un tappo di chiusura al termine della parte ricurva della tubazione a ridosso del piano cottura al momento in cui si è trasferito il collegamento di alimentazione gas dal serbatoio alla bombola sotto il lavello».

L’idraulico – è l’osservazione degli esperti – in mancanza della chiusura fisica della tubazione, «qualora avesse ritenuto non ancora concluso il lavoro, avrebbe dovuto intervenire sulla chiusura di una delle valvole presenti sul serbatoio e sulla tubazione che dal serbatoio arriva al cucinotto».

Al contrario, quando i vigili del fuoco hanno effettuato il sopralluogo il giorno successivo all’esplosione, hanno trovato tutte le valvole aperte ad eccezione «di quella a parete vicina al frigorifero. Ma questa – precisano – è più una valvola a servizio dell’utente che un sistema di intercettazione di sicurezza». L’ingegnere, nelle conclusioni, ipotizza anche il motivo della mancata messa in sicurezza del sistema. «La fretta – scrive – oppure un’errata interpretazione di funzionalità dell’impianto». Che lo stesso Splendiani aveva realizzato dieci anni prima quando era dipendente della Lampogas (estranea all’indagine) «ma in modo difforme rispetto al progetto iniziale». Per questo avrebbe chiuso la valvola a parete «che seziona la tubazione che va alla caldaia, pensando di togliere l’alimentazione al piano superiore come era previsto nel progetto iniziale che non era stato realizzato». Ma in realtà «la valvola chiudeva l’alimentazione alla sola caldaia e non intercettava quella nel cucinotto». —



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