Piove sui clienti, il ristoratore esasperato: «Non si può lavorare così, è una tragedia»

La terrazza all’aperto del ristorante la Baracchina di Castiglioncello al termine del servizio a pranzo del primo maggio

Il titolare di un locale a Castiglioncello: «C’erano 35 persone, costrette a mangiare in fretta e scappare». E il video dello sfogo diventa virale 

CASTIGLIONCELLO. In sottofondo si sente il vento che soffia. Intorno cielo e mare hanno la stessa tonalità di grigio. Sulla terrazza della Baracchina di Castiglioncello, storico ristorante a picco sul lungomare intitolato ad Alberto Sordi, ci sono ancora un paio di tavoli da sparecchiare. Il cameriere cerca di farlo più in fretta che può: bottiglie, bicchiere, tovaglie. Quando l’inquadratura si allarga sugli altri tavoli, già vuoti, arriva lo sfogo di una voce fuori campo. È quella di Alessio Panicucci, 43 anni, titolare dello storico locale fondato nel 1946 dal nonno. «Una tragedia, è una tragedia – ripete usando anche termine che omettiamo di riportare –. Chi fa norme come queste qua sono dei delinquenti. Dobbiamo ribellarci».

È lo sfogo di chi ha appena concluso il servizio più drammatico della sua vita da ristoratore. Con trentacinque persone sedute e distanziate, costrette a pranzare «con l’imbuto». Perché – racconta – da un momento all’altro «ha iniziato a piovere e non sapevamo come fare». Inoltre «faceva freddo e tirava vento». Se la situazione non fosse stata professionalmente un incubo, la descrizione che Panicucci fa del servizio potrebbe servire alla sceneggiatura di un film comico. «Abbiamo velocizzato tutto: l’arrivo delle portate, gli ordini e ovviamente anche il conto».


Il video dello sfogo pubblicato sulla pagina Facebook del locale è diventato subito virale. Perché tra colleghi che hanno vissuto la stessa situazione e clienti che a Castiglioncello come altrove hanno dovuto sopportare la pioggia pur di tornare a pranzare fuori ce ne sono molti. Così è nato un dibattito su modi e tempi delle riaperture.

Il giorno dopo Panicucci rivede i termini usati nel filmato – «forse ho esagerato» – ma non il contenuto. «Ci hanno dato il via riaprire – spiega – ma nel mese di maggio è una farsa. Aprire solo all’aperto è impossibile. Questo è un mese piovoso, fa ancora freddo fuori. Pensate che da noi, a volte, è complicato apparecchiare all’esterno perfino a luglio e agosto, pensate adesso. Per non parlare della cena che ora non è insostenibile. A questo punto credo sarebbe stato più onesto che il governo ci avesse detto di stare chiusi altri venti giorni».

Nonostante questo anche la Baracchina ha deciso comunque di riaprire. «Che dovevamo fare? Siamo obbligati. Abbiamo delle spese fisse, ci sono dieci dipendenti. E poi anche i clienti che ti chiamano per prenotare. A loro devo solo dire grazie, perché l’altro giorno sono stati eroici. Ci guardavano allucinati, ma non ce l’avevano con noi. Anche perché quando hanno chiamato siamo stati chiari: “Si può pranzare solo fuori”. Però li capisco. Gli ultimi tre tavoli addirittura non hanno nemmeno ordinato il dolce. Quando succede così è ovvio che non rimane nemmeno un bel ricordo, anche se fino a qual punto hai mangiato bene».

Rispetto ad altre zone, i ristoratori livornesi si sentono anche più penalizzati: «Altrove i comuni hanno fatto regolamenti in cui è permesso anche l’uso delle verande. Qui no. E questo è il risultato. In quel modo avremmo potuto lavorare più serenamente e con maggiore piacere. Ecco perché – ripete – a un certo punto se dicevano di stare chiusi e poi lavorare all’interno da giungo sarebbe stato meglio. Invece dal momento in cui ti dicono che puoi aprire sei obbligati a farlo per tanti fattori. E poi metti che puoi tornare a lavorare e non apri. Che figura ci fai con la gente? Magari ti danno pure del vagabondo che aspetta i ristori». Poi torna sul video: «È stato uno sfogo perché ero sfinito, ripensandoci forse era meglio se lo tenevo per me. Ma in situazioni del genere la gente deve sapere». —

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