Cecina, i soci del porto: «Vogliamo sapere i conti». Sfuma l’ipotesi di un aumento di capitale

Alcune imbarcazioni ormeggiate al porto di Cecina

Una lettera per chiedere le cifre dei debiti e il valore patrimoniale. L’unica buona notizia sono i lavori di dragaggio iniziati

CECINA. Porto di Cecina: i centoventi giorni scattati dal 12 marzo per un piano di risanamento che convinca il Tribunale di Livorno stanno per scadere e i soci non hanno ancora notizie sul futuro dello scalo turistico. E questo genera grande preoccupazione.

Le ultime - seppur ufficiose - sono relative alle stime dei periti nominati dalla sezione fallimentare per conoscere il valore patrimoniale del porto. Sarebbero sulla scrivania del presidente Emilio Salvadori da alcuni giorni, ma sui valori c’è grande riserbo. Trapelano indiscrezioni che complessivamente il porto varrebbe tra i 40 e i 50 milioni. Tanto basta per generare una ventata di ottimismo per una fotografia che riprodurrebbe il patrimoniale superiore all’esposizione debitoria, poi accertata sui 32 milioni. Aspetto questo sul quale c’erano pochi dubbi dal momento che solo il valore dei posti barca fa lievitare la stima.

Quella che si apre oggi potrebbe essere però una settimana importante anche sul fronte delle comunicazioni per sapere come intende muoversi la Porto spa d’intesa col commissario.

Del malumore dei soci, sappiamo.

Ma ora è stato messo nero su bianco in una nuova lettera a Salvadori: «A tre mesi dall’assemblea che ha nominato un nuovo Cda e da quando è stato reso noto che era stato formalizzata la crisi aziendale depositando la richiesta di concordato in bianco, la situazione resta coperta con un totale black out su numeri, situazione, prospettive. Nulla si sa della situazione contabile. Primo e determinante elemento di trasparenza del mondo delle società giuridiche.

Il bilancio 2019 non è ancora stato approvato pur avendone comunicato la proposta di bilancio approvata dal precedente Cda; del bilancio 2020 non è stata nemmeno presentato una bozza; della situazione debitoria aggiornata con il totale dei debiti che andrebbero pagati per risanare la situazione non vi è traccia. Eppure i creditori rilevanti si contano sulle dita di una mano (Sales-banche-soci compratori-Agenzia delle Entrate). Perché ci vuole così tanto a fare le somme dei debiti? Perché non si ha notizie di trattative e proposte per ristrutturare i debiti e renderli compatibili con il proseguimento dell’attività aziendale?»

Anche l’ipotesi di una ricapitalizzazione che pure alcuni soci erano pronti a scegliere come strada verso un salvataggio sembra al momento accantonata. Se i soci non sanno non sono in grado di sapere se e quanto vale la pena investire è il postulato della questione.

«Oggi non è ancora dato sapere quanti debiti andrebbero risanati - scrivono -. Non è ancora dato sapere quale sia il prezzo minimo a cui dovrebbero essere venduti alcuni assets per raggiungere l’obbiettivo di risanare i debiti per rimettere la società in "continuità aziendale"».

Ed ancora: «Non è dato sapere quali percorsi sarebbero attuabili per risolvere alcuni problemi "storici" come il terreno Millotti o l’insostenibile peso degli accordi con il Comune nel quale sia l’eventuale trattativa con i due fornitori/creditori principali: banche e Sales».

E concludono: «Auguriamoci di sbagliare e che il nuovo consiglio di amministrazione ci sorprenda rendendo noto al più presto una sua proposta sostenibile che tuteli l’interesse dei creditori (come chiesto dalle procedure concorsuali) senza perdere di vista i soci e il futuro del porto di Cecina».

Intanto una buona notizia arriva dal fronte dei lavori.

Il presidente Salvadori lo aveva promesso e da alcuni giorni sono ripresi i lavori di dragaggio della foce dove col tempo detriti vari hanno generato un nuovo problema di insabbiamento rendendo difficile per certe imbarcazioni la navigazione. L’ordinaria amministrazione va avanti.

Ma è sulle prospettive di risanamento con le lancette dell’orologio che scorrono inesorabilmente che si gioca la partita più importante da cui dipende il salvataggio del porto di Cecina. --

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