Palline e tatuaggi, distributori messi dai commercianti di San Vincenzo per dare un aiuto

Sala giochi chiusa dal 20 ottobre per le misure anticovid. I titolari: «Il gesto dei colleghi è un motivo di speranza»

SAN VINCENZO. «La giornata è iniziata sapendo di avere un obiettivo per il nostro lavoro», dice Simona Mascheroni. Ed è una novità potentissima per chi da ottobre ha dovuto abbassare la saracinesca. La signora e il marito Pino Sorace sono i titolari di Sweet Games, l’unica sala giochi di San Vincenzo. «Il 20 ottobre abbiamo chiuso per la seconda volta a seguito delle misure anticovid. Da allora non abbiamo più aperto». Un buio a cui non vogliono arrendersi. E dove a portare una luce è l’iniziativa degli altri commercianti sanvincenzini. Sono una trentina quelli che si sono fatti avanti per mettere loro a disposizione un pezzo del suolo pubblico che hanno in concessione per installare dei giochi. Distributori di capsule con sorpresa, palline di gomma o tatuaggi. «Un gesto che è motivo di speranza quello dei colleghi – sostiene –. Se si sta uniti anche le cose che vanno male si sistemano. Sappiamo bene che qualche monetina non ci risolverà la situazione. Ma adesso abbiamo almeno qualcosa da fare e non il niente di questi lunghi mesi».

A lanciare il sasso è Luca Schiarito della pizzeria New Hemingway. «Dopo l’ultimo decreto sono rimasti gli unici a restare chiusi – dice –. Da qui l’idea di trovare un modo per dare loro una mano». La possibilità di installare i distributori ha incontrato il favore dei colleghi e il via libera dagli uffici del Comune. «Solo con il passaparola abbiamo raccolto la disponibilità di una trentina di spazi. Adesso starà a Pino e Simona valutare quelli più idonei». E sottolinea: «Nel male della pandemia tra noi commercianti è uscita fuori una forma di solidarietà che prima non c’era». La sala giochi potrebbe riaprire dal 1º luglio, ma non è certo. «Nel precedente periodo di chiusura rientravamo per il codice Ateco con cinema e teatri, tanto che abbiamo potuto aprire dal 20 giugno – afferma Pino Sorace –. Adesso non è chiaro quale sorte ci attende. Nell’ultimo decreto il nostro codice Ateco non c’è proprio». E aggiunge la moglie Simona: «Abbiamo la fortuna di non avere dipendenti, ma ci sono le utenze e l’affitto dei fondi da pagare. Il governo disponendo la chiusura dell’attività avrebbe dovuto farsi carico di questa situazione. Il proprietario dei fondi ha chiara la situazione e fino a ora non ci ha chiesto il pagamento di questi mesi d’affitto. Anche questa è una forma di solidarietà, tra l’altro non dovuta. Ci saremmo attesi un intervento del governo. Dopo un anno di sospensione è ripartito anche il pagamento del mutuo sulla casa, per cui ci sta dando una mano mio padre».


Simona e Pino sono originari del varesotto. «Venivamo a San Vincenzo per le vacanze – dice la signora –. Ci siamo innamorati del paese e nel 2009 abbiamo fatto la nostra prima stagione estiva, prendendo in affitto una delle due sale giochi che in seguito abbiamo rilevato. Nel 2010 ci siamo trasferiti e nel 2013 abbiamo aperto la sala più grande, facendo da subito la scelta di togliere le slot per fare locali per famiglie. Quando siamo arrivati avevamo due figli, il terzo è nato già toscano». Che conclude: «Abbiamo trovato tanta gente che ci ha dato una mano e aiutato a non rassegnarci in questi mesi, donandoci la speranza di poter ricominciare. Tra l’altro dobbiamo ringraziare le associazioni che in questi mesi hanno continuato ad accogliere i nostri figli, al basket, calcio e lezione di pianoforte, senza chiederci di pagare la retta». –

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