Muore a 60 anni noto pasticciere: «Adorava i nipotini e amava la pesca»

Moreno Pasquini, morto a 60 anni

Rosignano: appassionato di mare, lascia quattro figli. «All’ultimo ha voluto fumare il suo sigaro “toscano” all’anice»

VADA. I suoi nipotini, che ora hanno cinque anni, lo chiamavano “Nonno Popò”. Merito della passione per il mare e, in particolare, del rumore di quella barca con cui, d’estate ma non solo, li portava con lui a pescare. Vada piange Moreno Pasquini, noto pasticciere morto per una malattia a soli 60 anni. Il “pirata” – così come lo chiamava suo figlio Daniele Pasquini, volontario della Svs di via San Giovanni e dipendente delle onoranze funebri della stessa associazione di soccorso – se ne è andato sabato 10 aprile, di sera, nella casa doveva viveva con la madre Rossana Franchi e la sorella Alessandra Pasquini, circondato dal loro affetto e da quello dei suoi quattro figli Daniele, Francesca (anche lei lavora per l’impresa funebre livornese), Carola e Sara.

Una scomparsa che ha destato molto scalpore nel comune di Rosignano, ma anche a Livorno dove Moreno era molto conosciuto. Da giovanissimo, nella pasticceria vadese dello zio Marino Franchi, aveva iniziato come apprendista di cucina. Le torte, e la pasticceria in generale, erano la sua specialità. Lo ha capito ben presto, facendone la sua professione. E aprendo, da solo, il bar-pasticceria “Sugar” di Vada, gestito finché non è stato chiamato come capo pasticceria e coordinatore dei reparti dolciari in locali e laboratori prima di Ponsacco, in provincia di Pisa, poi di Livorno. Cambiandone tanti, perché era molto richiesto proprio per la sua bravura ed esperienza nel campo di torte e pasticcini. Conteso, come i veri fuoriclasse del settore, dai molti imprenditori che fra gli anni Novanta e il Duemila operavano in quest’ambito. «Mio padre – racconta il figlio Daniele – era appassionatissimo del suo lavoro. Nella vita non ha fatto altro e quando andava in ferie lo dovevano sostituire in tre, perché senza di lui era veramente un problema. Era un grandissimo professionista, mi mancherà terribilmente, anche purtroppo sapevamo che prima o poi questa tempesta sarebbe arrivata, perché era malato da tre anni».


Purtroppo, a causa della malattia, tre anni fa è dovuto andare in pensione. Ritirandosi dal settore dolciario. Ha coltivato, però, l’amore e la passione per il mare, le barche e la pesca. «Ha conosciuto un pescatore professionista – ricorda Daniele – che si chiama Maurizio, nostro grande amico. Gli ha insegnato i trucchi del mestiere, come calare le nasse e pescare i polpi. Poi lui, pian piano, ha iniziato a uscire da solo dal moletto di Vada per andare a pescare, diventando molto bravo. Portava anche i suoi nipotini, che lo chiamavano “Nonno Popò” proprio per il rumore del motore».

Per tutta la famiglia Moreno era il “pirata” e i figli i e nipotini «la sua ciurma». «Ciao papà, anzi papino – così lo ricorda la figlia Carola – Era così che ti chiamavo e tu ironicamente mi dicevi che quando ti chiamavo così c’era sempre la “fregatura”. Sei sempre stato di poche parole, ma sei riuscito a dimostrarci il tuo vero amore. Quanti ricordi mi riempiono il cuore, i tuoi racconti di noi piccole, in particolare l’episodio della piscina che raccontavi a tutti. Sorridevi nel rammentare il modo in cui da bambina mi intrufolavo nel letto prendendo gran parte del posto. Ma soprattutto conoscevi bene le nostre passioni e ne andavi fiero. In pasticceria mi lasciavi sempre le crostatine e gli ordini dei dolci, perché sapevi che adoravo farlo. E sì, sei stato anche un gran pasticciere. Se noi quattro figli siamo così uniti, il merito è tuo».

Negli ultimi anni, l’amore per la pesca, si è affiancato a quello per i dolci: «Sei così diventato il nostro “pirata” – prosegue Carola – amavi sempre di più il mare e hai contagiato anche i nostri nipotini, che ti chiamavano “Nonno Popò”. A loro hai regalato dei bellissimi momenti».

I quattro figli erano tutti con lui sabato sera, quando purtroppo il suo cuore ha cessato di battere. Insieme a Rossana Franchi, loro nonno e mamma di Moreno, e la loro zia nonché sorella del sessantenne, Alessandra Pasquini. «Il rapporto che avevano babbo e zia Alessandra era unico, una grande unione», ricordano i figli. «Lui e il suo sigaro toscano all’anice erano inseparabili – rimarca Daniele – e anche all’ultimo istante, prima di addormentarsi per sempre, lo ha voluto fumare.

Il suo funerale si terrà lunedì 12 aprile, alle 11.30, al cimitero dei Lupi di Livorno. Dell’organizzazione, ovviamente, per sua volontà se ne occupati i figli Daniele e Francesca Pasquini, che lavorano per le onoranze funebri della Svs di via San Giovanni e dell’associazione di soccorso sono anche volontari sulle ambulanze del 118 e per i servizi agli anziani. Poi, Moreno, sarà cremato.