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La piscina alla Mazzanta resterà chiusa: è scontro tra Comune e vecchia gestione

Sport management ha fatto ricorso al Tar, mentre l’amministrazione ha chiesto una perizia per valutare eventuali danni

ROSIGNANO. Sempre più incerto il futuro della piscina comunale della Mazzanta, l’unico impianto pubblico presente sul territorio per gli appassionati di nuoto. Un impianto che, stando alle rilevazioni effettuate qualche anno fa dall’amministrazione, conta ogni anno oltre settemila accessi. E che di fatto rischia di non riaprire neppure appena l’allentamento delle restrizioni legate al contenimento del contagio da Covid consentirà di tornare a utilizzare le strutture sportive. Il motivo? Una diatriba legale tra il Comune e l’ultimo gestore, la società Sport management, che Il Tirreno ha provato a contattare sia telefonicamente che tramite mail senza ricevere risposta.

LO STOP DELL'ATTIVITA'


La piscina della Mazzanta risulta chiusa dall’inizio di marzo, come spiega l’assessore allo sport Beniamino Franceschini, che ripercorre la vicenda.

«Alcuni giorni prima dell’avvio del lockdown – dice Franceschini – Sport management ha comunicato la chiusura per motivazioni legate alla pandemia. Noi ritenevamo giusto tenerla aperta fino al decreto del Governo, che è arrivato pochi giorni dopo. A fine aprile ci hanno comunicato di voler recedere lla convenzione, che dal novembre 2016 sarebbe dovuta andare avanti nove anni, che era divenuta troppo onerosa». La società avrebbe dovuto infatti portare avanti gli interventi migliorativi previsti dalla concessione, ma allo stesso tempo non aveva introiti. Dissero di voler chiudere e recedere».

TENTATIVI DI ACCORDO

L’assessore spiega che per mesi è andato avanti un confronto tra gli uffici comunali e la società, «a cui abbiamo detto di essere disponibili ad avere margine tolleranza sui vari lavori e anche a una revisione a carico dell’amministrazione del canone concessorio. Ma Sport management non ha mai accettato queste trattative. Per quanto però loro avessero manifestato più volte, dalla primavera dell’anno passato, la volontà di interrompere la concessioni, non lo hanno mai fatto formalmente. A fine settembre hanno riconsegnato l’impianto e, di fatto, la risoluzione ufficiale del contratto è arrivata dall’amministrazione comunale alla fine di ottobre 2020».

IL RICORSO AL TAR

Il Comune da novembre scorso comincia una serie di verifiche sull’impianto «per tutelare gli interessi pubblici e capire se l’inadempimento dei lavori previsti dalla concessione abbia comportato un danno», precisa Franceschini. A quel punto Sport management fa ricorso al Tar, «spiegando che sono stati loro, a primavera 2020, a interrompere il contratto e che eventuali danni che possono essere individuati non sono imputabili alla loro società ma all’amministrazione. Noi contestiamo il fatto che le loro comunicazioni di interruzione della convenzione non fossero valide, anche perché abbiamo proposto una mediazione a cui si sono sottratti».

LA PERIZIA TECNICA

Franceschini spiega che, oltre al ricorso al Tar presento dagli ex gestori, c’è in corso un procedimento presso il tribunale di Livorno. «Si tratta di una richiesta di accertamento tecnico – dice –, a fine marzo c’è stato l’insediamento del collegio e ci sono 90 giorni perché al Comune venga consegnata la relazione del Ctu, per capire se con la chiusura ci siano stati peggioramenti della struttura che sono imputabili a Sport management».

LA PISCINA NON RIAPRE

È chiaro che al momento, con le regole per contenere i contagi, la piscina sarebbe stata comunque chiusa. Ma ciò che preoccupa è che, nel caso in cui la situazione sanitaria dovesse migliorare e le regole consentissero il nuoto indoor, ciò non potrebbe avvenire. Perché ad oggi non esiste un gestore del complesso sportivo.

«Abbiamo interessato – termina Franceschini – un legale esterno che ci ha spiegato che è da escludersi l’affidamento alla società sportiva che risultò seconda alla gara per la concessione. Resta da capire, anche sulla base della perizia del Ctu, se possiamo procedere a una gestione-ponte o se dobbiamo andare subito a un nuovo bando, che allungherebbe ancora i tempi di riapertura». —



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