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Ferito nel tornado, ora lotta per la rinascita: «Il sogno è poter giocare di nuovo a tennis»

Enrico Rustichelli fotografato nella sua casa di Rosignano Solvay

Rosignano: Enrico Rustichelli fu travolto dal tendone distrutto dalla tromba d’aria. Ora è a casa: «Ma ho un grave problema al braccio e il recupero è lungo» 

ROSIGNANO. Il boato, poi il crollo. Tutt’intorno solo buio e silenzio. Poi le sirene delle ambulanze e la corsa in ospedale. Sono passati più di sei mesi da quel maledetto 25 settembre. Quando una tromba d’aria colpì i Palazzoni di Rosignano Solvay radendo al suolo il tendone del circolo Canottieri. Sotto quella struttura sono rimasti intrappolati quattro tennisti. Tra loro c’era anche l’insegnante Enrico Rustichelli, che dopo il ricovero in ospedale è da qualche tempo tornato nella sua casa. E lotta quotidianamente per la rinascita.

«Il recupero iniziale mi faceva ben sperare, ma oggi sono consapevole che la gravità del danno al mio braccio sinistro è rilevante - spiega il maestro di tennis - E chissà se potrò ritornare a fare quello che ho sempre amato». Perché il sogno è quello di riuscire, un giorno, a mettere di nuovo piede in campo e a impugnare di nuovo una racchetta da tennis con i suoi allievi accanto. Ma la strada è in salita. Dopo il crollo del tendone Rustichelli, lo ricordiamo, è stato ricoverato per 14 giorni nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Livorno prima di essere trasferito al centro riabilitativo di Volterra. Adesso è a casa sua, ma i ricordi di quella notte lo accompagnano costantemente.


«Sono vivo, cammino e ho accanto una famiglia straordinaria, che mi è sempre accanto in questo lungo periodo di riabilitazione. Ma non è facile, perché le lesioni ai nervi della spalla e del braccio sinistro sono importanti. E il neurologo mi ha confermato che ho tempo fino a ottobre per capire quale sarà l’entità del mio recupero fisico». Nel frattempo spera. E lavora ogni giorno per poter migliorare. Nonostante la preoccupazione, che pure esiste. «Ovviamente, da sportivo, giocherò la mia partita fino in fondo e non avrò rimorsi né rimpianti. Sono anche in attesa di vaccinarmi, in quanto con l’asportazione della milza che ho avuto e con la compressione polmonare rientro nella categoria delle persone fragili».

Rustichelli spera con tutto il cuore di poter scendere ancora in campo con i suoi allievi. Anche se le difficoltà talvolta lo scoraggiano. «Chissà se potrò ritornare a fare quello che ho sempre amato. Talvolta ho dei dubbi, perché ora come ora non riesco ad alzare il braccio, né frontalmente né lateralmente». Ma la mente è sempre lì, in campo. A quel lavoro che è una delle sue più grandi passioni. «Mi mancano tantissimo i miei allievi, sia quelli grandi che i bambini. E quando mi alleno con gli esercizi suggeriti dai fisioterapisti ho la speranza di potere, un giorno, tornare a vivere le bellissime sensazioni che un insegnante prova come educatore, animatore e tecnico. Tra qualche mese faremo il punto e vedremo».

Nel frattempo continua con gli esercizi e con le terapie, vivendo con la famiglia a casa sua. «Colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che in questi mesi mi hanno accompagnato a fare le sedute fisioterapiche: i miei cari amici autisti Paolo Biasci, Enrico Giannetti, Ilario Dell'Agnello, Nilo Pellicci ed Elena Dell'Agnello, che sono fantastici nella loro disponibilità. Grazie infine a tutti coloro che dal mio rientro a casa mi hanno spronato a non mollare e che mi augurano di rimettermi al meglio al più presto».


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