Ricattavano i campeggi di Rosignano: ecco chi sono i due forestali condannati e quanto dovranno risarcire

Quattro anni fa i militari hanno patteggiato, adesso è arrivata la sentenza della Corte dei Conti per gli illeciti durante il servizio 

I ricatti ai proprietari dei campeggi il “Campo dei fiori” di Rosignano Marittimo e dell’“Arcobaleno 2” di Bibbona per far assumere i propri familiari in cambio di chiudere un occhio sui controlli, costano cari alle due guardie forestali che nella primavera di quattro anni fa hanno patteggiato rispettivamente un anno e un anno e quattro mesi di reclusione per induzione indebita a dare o promettere utilità. Il primo aprile scorso, infatti, i giudici della Corte dei Conti della Toscana hanno condannato Gaetano Ferrara, 60 anni, allora comandante del nucleo forestale di Cecina, e il suo vice, Pantaleo Marzo, 59, il primo residente a Cecina, il secondo a Rosignano, a risarcire il ministero della difesa per un totale di 40 mila euro.

Tre le contestazioni nei loro confronti della dalla procura contabile per quantificare la somma da versare. La prima riguarda il danno «derivante dalla lesione all’immagine della pubblica amministrazione». Sul punto, la procura ha allegato riproduzioni degli articoli del Tirreno da cui emerge «il clamore suscitato dalla vicenda». Chiedendo per questo 30 mila euro in solido. «Tale somma – si legge – è computata in considerazione della qualifica soggettiva dei convenuti, della gravità della condotta, della reiterazione della medesima, nonché, da ultimo, proprio della diffusione sulla stampa locale delle relative notizie».


La seconda riguarda il cosiddetto «danno da disservizio» per le risorse impiegate per accertare e quantificare «il pregiudizio arrecato all’Erario», valutato in base alle comunicazioni del corpo di appartenenza, in ragione della sostituzione dei due forestali, per la necessità immediata di trasferirli in un altro ambiente lavorativo. Successivamente, inoltre, gli stessi sono stati sospesi in via cautelativa dal servizio e hanno, inoltre, presentato domanda di pensionamento.

Oltre a questo disservizio, considerando il costo ulteriore dell’utilizzazione di componenti alle attività di accertamento degli illeciti il danno è stato complessivamente quantificato in 1.494,64 euro in solido. L’ultimo punto si riferisce al danno «da indebita corresponsione di quota di retribuzione per interruzione del nesso sinallagmatico». In soldoni avrebbero operato per finalità «egoistiche», e non ai fini istituzionali del corpo forestale dello Stato (tra maggio e giugno 2015 entrambi e dal 2013 per Ferrara). Un danno quantificato nell’ottanta per cento della retribuzione percepita nel periodo interessato a Ferrara e nel sessanta per cento della stessa voce per Marzo. Totale: 8.158,33 euro per il primo e 2.390,14 euro per il secondo.

Gli avvocati dell’ex comandante del nucleo e del suo vice si sono opposti alla richiesta della procura spiegando «la materiale sussistenza dei fatti, che non sarebbero comprovati dalla sentenza». I due, infatti, avrebbero prestato il proprio consenso al patteggiamento «per abbreviare l’iter processuale e il conseguente stress psicofisico». In secondo luogo, è stata contestata la quantificazione del danno all’immagine della pubblica amministrazione, che – ad avviso dei difensori – «non sarebbe rispettoso dei criteri elaborati nella giurisprudenza, e quello da interruzione del rapporto sinallagmatico, che sarebbe sproporzionato in quanto riferibile a un breve lasso temporale».

I giudici contabili dopo aver rigettato in buona parte le richieste dei difensori, definiscono «meritevole di accoglimento integrale» l’atto di citazione della procura, visto che «la sussistenza materiale dei comportamenti ascritti è pacifica, in quanto emergente, tra l’altro, da sentenza penale equiparate a quelle irrevocabili di condanna». Per questo i due dovranno risarcire lo Stato di 31.494,64 euro in solido e, singolarmente, mentre il solo Ferrara di 5.098,96 euro e Marzo di 1.991,79 euro. —



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