Massimo Gramaglia, il medico di tutti i cecinesi in pensione dopo 45 anni

Una foto di Massimo Gramaglia

Ha curato generazioni di cecinesi, ora si dedicherà al volontariato e agli hobby: «Un consiglio ai giovani? Vivete la vita ringraziando di essere nati e per ciò che vi ha offerto»

CECINA.Massimo Gramaglia è andato in pensione. Mercoledì 31 marzo ha indossato per l’ultima volta il camice del medico di famiglia, il 1° aprile ha compiuto 70 anni e ha così chiuso il percorso professionale lungo 45. Classe 1951, è figlio e nipote d’arte: il nonno Agostino, arrivato in città all’inizio del secolo scorso, visitava in calesse. Il padre, Michele, era conosciuto e stimato, tanto da avere migliaia di pazienti. Il fratello, Alberto, è primario di radioterapia ed è ancora in servizio a Monza. La famiglia, insomma, ha attraversato tutto il Novecento. Un orgoglio e un punto di riferimento per chi ha scelto la medicina per passione e professione, dedicando la vita intera ai malati. «Mi dispiace – spiega Massimo – perché esercito dal 1976, ma comprendo che prima o poi la nostra esperienza si chiuda. Mi sono laureato a 25 anni e subito ho iniziato a lavorare affrontando un’epoca in cui non esisteva il tetto ai mutuati e nemmeno la guardia medica. Ero impegnato 24 ore al giorno e numerosi sono stati i casi in cui le persone hanno suonato di notte al campanello di casa per chiedere aiuto». Oggi un dottore ha al massimo 1500 pazienti ma nel 1980 erano ancora 2mila e 200. Molti per chi deve ogni mattina ricordarsi il quadro clinico ragionando su ogni caso. Siccome i medici di famiglia mancano, ad alcuni rimasti in servizio l’Asl ha concesso di ampliare la propria rete, aggiungendo altre 200 persone per dare così a tutti la possibilità di decidere. «Volevo esercitare in ospedale – prosegue Gramaglia – perché mi piaceva. Per cause di forza maggiore, le condizioni di salute di mio padre, ho proseguito invece l’attività in ambulatorio. Vado in pensione senza rimpianti, perché ai pazienti ho dato e ricevuto. Mi hanno aiutato a crescere». Il nonno è morto nel 1949 e non mancano gli anziani che ancora lo rammentano con affetto. Il babbo è mancato nel 1980 e le famiglie storiche cecinesi lo ricordano ancora oggi.

«Sono un lettore accanito – dice Massimo, specializzato in odontoiatria –, suono la chitarra e il pianoforte, ho giocato a calcio e a rugby, cammino e corro. Mi dedicherò allo sport e al mondo del volontariato, impegnandomi ancora di più al Centro per la vita, dove nella sede di via Edmondo De Amicis aiutiamo mamme e bambini in difficoltà con l’accoglienza, il vitto e l’alloggio gratuito, fornendo loro vestiti, passeggini e altri accessori per risolvere un problema a donne sole e abbandonate». Che hanno subito violenze e sono spinte alla periferia della società civile a causa di circostanze tremende e imprevedibili, spiacevoli da raccontare e spesso da credere. La straordinaria quotidianità di quest’uomo pacato, gentile e professionale è legata alla capacità non comune di ascoltare e comprendere le necessità delle persone, attingendo al buonsenso e alla profonda conoscenza scientifica. «Un consiglio ai giovani? Vivete la vita ringraziando di essere nati e per ciò che vi ha offerto». Un abbraccio forte.