Don Reno compie 97 anni e fa gli auguri ai cecinesi

«Anche il sindaco Lippi mi ha fatto visita, abbiamo chiacchierato da buoni amici». L’obiettivo: «A 100 anni devo tornare da papa Francesco, gliel’ho promesso»

CECINA. La lunga barba candida, la battuta pronta, gli occhi vigili sono il marchio di fabbrica di don Reno, il “prete barricadero” più amato dai cecinesi. Che lo ricordano prima cappellano dell’ospedale, dov’è rimasto trent’anni, poi alla guida del Comitato cittadino in difesa della sanità. E quindi ancora dell’ospedale. Là dove batte il suo cuore.

Il 19 marzo, festa di San Giuseppe patrono di Cecina, don Reno Pisaneschi ha compiuto 97 anni e, nonostante le restrizioni imposte dal Covid, tanti amici gli hanno fatto visita a casa. A turno. Sabato 20 marzo è stata la volta del sindaco Samuele Lippi, che gli ha portato in dono un Omino di ferro, simbolo di Cecina, in terracotta.«Ho voluto fare gli auguri a don Reno, personali e dei tanti cecinesi che gli vogliono bene – dice – e l’ho trovato ancora in forma, è un grande uomo». Lo abbiamo contattato al telefono e intervistato.


Don Reno, come ha festeggiato i suoi 97 anni?
«Da vecchi (scherza, ndr), siamo sempre un po’ più vicini alla fine».

Le piace scherzare, buon segno. Ma si ricorda che Papa Francesco, durante un ricevimento in Vaticano nel 2018, le ha chiesto di tornare da lui a cent’anni?
«Eh sì, bisogna che ci arrivi perché l’ho promesso al Papa. Devo aspettare altri tre anni. Sono lunghi... »

Ha fatto il vaccino contro il Covid, come sta?
«Sto bene (ride). Sono un prete fatto male, neppure il vaccino ci attacca!».

In questi giorni in tanti le hanno fatto gli auguri, è contento di questo affetto dei suoi concittadini?
«Sono molto contento e ricambio l’affetto. In questi giorni tanti mi hanno fatto visita, tanti amici mi hanno chiamato al telefono o sono venuti di persona e li voglio ringraziare davvero di cuore: mi vogliono bene e io voglio bene a loro. Oggi è venuto anche il sindaco, abbiamo fatto due chiacchiere da buoni amici».

Tornerebbe in piazza per l’ospedale, come nel 2011 quando portò 4mila persone a sfilare contro i tagli alla sanità?
«Certo che lo rifarei. Per me l’ospedale è stato tutto: il vangelo l’ho imparato in ospedale in trent’anni da cappellano, in sala operatoria, al pronto soccorso, in corsia, al letto dei malati e anche a vestire i morti. So’ durato anni e anni!»

E in piazza ci tornerebbe alla guida del Comitato? Pensa che la lotta sia servita?
«Ci tornerei sì, perché almeno siamo riusciti a sollecitare l’attenzione di Cecina e dei Comuni circonvicini mandando un messaggio chiaro a Livorno e Firenze che la sanità deve essere la sanità di tutti gli ammalati, senza differenza di stirpe o di età. Ho fatto una mezza rivoluzione, pacifica però».

Lei resta un punto di riferimento per i cecinesi. Cosa vorrebbe dire ai suoi concittadini?
«Voglio fare gli auguri a tutti i cecinesi e ringraziarli per l’affetto che mi dimostrano. Perché voglio bene a tutti quanti, senza distinzioni di partiti, di colori, di provenienza. Prego sempre per tutti loro. La mattina mi portano la comunione eucaristica a casa perché non posso muovermi e prego per tutti i cecinesi. Domani pregherò anche per voi del Tirreno, perché i giornali sono bracci di civiltà e pregherò per voi, perché siate sempre nella verità e nell’attenzione per il bene della popolazione. Io leggo sempre il giornale e subito leggo la cronaca. Anche voi giornalisti siete al centro della mia preghiera».

Grazie, don Reno. E auguri per mille ancora di questi giorni. —

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Don Reno riceve l'Omino di ferro in dono dal sindaco Lippi