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Quanto costano le case da Rosigano a Cecina: ecco zona per zona quali sono le quotazioni

Capraia batte Castiglioncello come punta massima (3.700 euro al metro quadro). Nell’anno del Covid le compravendite hanno rallentato ma non più di tanto

CECINA. L’Osservatorio del mercato immobiliare messo in piedi dall’Agenzia delle Entrate mette nero su bianco a cadenze fisse le quotazioni al metro quadro che emergono dalle compravendite reali così come risultano dagli atti registrati dai notai: ha dunque tutta la concretezza di dati effettivi e non di ipotesi o stime econometriche. Anche se, inutile dirlo in un Paese come il nostro, proprio perché stiamo parlando di documenti ufficiali le cifre possono risentire dell’atteggiamento di buona parte dei contribuenti che sono portati a indicare nel contratto un importo ufficialmente dichiarato che è poco più alto della soglia per evitare guai: beninteso, siamo lontani anni luce da quel che accadeva in un lontano passato, quando le cifre dichiarate erano troppo basse. Oggi magari lo scostamento c’è ancora ma quasi sempre si tratta di poca cosa.

Balza agli occhi che la quotazione più alta del borsino immobiliare non la troviamo indicata in qualche località della terraferma – neanche a Castiglioncello – bensì nell’isola di Capraia (con 3.700 euro al metro quadro come punta massima). È fra i più alti in tutta la provincia: sorpassato soltanto da alcune realtà dell’isola d’Elba (come ad esempio alcune zone del territorio municipale di Marciana Marina dove si schizza fino a 5mila euro al metro quadro). Non è tutto: merita attenzione il caso di Cecina che, pur senza essere una vera e propria località turistica, ha standard di prezzo al di sopra di quelli riscontrabili a Livorno.


Di solito non accade così: il capoluogo ha quasi sempre costi urbani più alti proprio perché offre un più ampio ventaglio di servizi, non a caso ciascuna città ha uno o due centri-satellite in cui si concentra chi magari lavora nella città principale ma vuol pagare la casa un po’ meno (o magari con il prezzo di un appartamento in zona residenziale riesce a prendersi una villetta con giardino). Casomai, rispetto al capoluogo, la differenza emerge riguardo ai box: in centri anche di 15-30mila abitanti non è poi così impellente dotarsi di un posto in cui ospitare l’auto, mentre invece per chi è in grado di accollarsene la spesa lo è nella città capoluogo. Talvolta anche come strumento di investimento nel mattone a più basso livello di entrata e, a differenza della casa, con maggior possibilità di offrirlo sul mercato degli affitti senza il rischio di dover fare i conti con estenuanti tira-e-molla per rientrarne in possesso in caso di necessità.

Anche questa volta utilizziamo la classificazione tradizionale che il fisco ha predisposto per catalogare le zone. Non è un segreto però che ormai da anni sia in ballo una revisione radicale dell’intera impalcatura dei valori immobiliari (e della tassazione che ne deriva). Chissà, forse la prossima volta ci ritroveremo a fare i conti con una diversa modalità di classificazione: meno differenziata di quella a cui fanno riferimento le quotazioni delle agenzie immobiliari che in genere seguono strada per strada la qualità urbana trasformandola in prezzo standard.

È lecito dubitarne, non fosse altro perché è ormai più di un decennio che la riforma è stata messa sul fuoco e finora senza riuscire a cavarne granché. Il motivo? Tutti si immaginano che non sarà semplicemente una razionalizzazione tecnica ma un modo per introdurre una tassazione più pesante (e più aderente ai valori di mercato, che comunque a suon di parametri, moltiplicatori e correttivi non sono ormai poi così sideralmente distanti).

Nella grandinata di numeri forniti dall’Osservatorio vale la pena di mettere in evidenza il boom delle compravendite di immobili ad uso abitativo che si è registrata negli ultimi tre mesi sotto esame: da inizio ottobre a fine dicembre scorsi si sono contate quasi 877 compravendita, oltre il 42% in più rispetto al trimestre precedente. Come abbiamo segnalato ieri a Livorno città l’impennata è stata ancor più forte: al di sopra dei 52 punti percentuali. Tale cioè da collocarla fra le 15 città capoluogo dove questa crescita record era stata più rilevante (e uno dei quattro casi relativi a città con più di 100mila abitanti).

Al tirar delle somme, nell’anno della pandemia si sono avuti in provincia di Livorno al di fuori della città capoluogo qualcosa come 2.558 proprietà di case passate di mano. Meno che nell’anno precedente, il 2019, ma senza un crollo drammatico: neanche otto punti percentuali in meno. Comunque più di quel che si registrava nel 2017. Del resto, non è forse vero che nelle casseforti delle banche e degli uffici postali della nostra provincia si è arrivati al record di depositi: non abbiamo mai avuto così tanti soldi da parte, poco meno di sette miliardi e mezzo. Per l’esattezza: sette miliardi 467 milioni. Trecentoottanta milioni in più rispetto a tre mesi prima. Mai riscontrato un balzo così rilevante (più 5,4 per cento) fra estate e autunno. —



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