Infermiera scopre di essere contagiata il giorno del vaccino: "Così sono iniziati 35 giorni di sofferenza" 

L’infermiera cecinese prima di iniziare il proprio turno di lavoro

La donna ha lavorato prima nel reparto Covid a Cecina e poi a Piombino: «Dopo il contagio ho avuto tanta paura per i miei familiari»

CECINA. I soccorritori parcheggiano a bordo strada, entrano nell'appartamento con la barella e prendono la donna: da lì inizia il viaggio verso il pronto soccorso. La nipote non ha visto tutto questo con i suoi occhi, ma immaginarselo è stato un pugno nello stomaco. «Mi ricordavo dei pazienti che venivano presi con l'ambulanza per poi non tornare mai più. E il pensiero di essere stata io a contagiare mia zia mi ha devastata».

Daniela Parenti ha 57 anni ed è un'infermiera cecinese, durante il primo lockdown ha lavorato nelle cure intermedie per pazienti Covid positivi dell'ospedale di Cecina poi, a novembre, si è spostata all'ospedale di Piombino: stesso reparto e stesse funzioni. Ha scoperto di essere positiva al coronavirus il 13 gennaio. E da lì sono iniziati 35 giorni di calvario.


«Respiravo con difficoltà e di notte sudavo tantissimo – racconta – Mi sono immaginata il Covid come un drago, che ogni giorno cerca di portarti via. Poi, a un certo punto, ho sentito di aver fatto il giro di boa. Ho capito che stavo tornando a nuotare verso la riva. Riuscivo a respirare meglio e il cortisone cominciava a fare più effetto». Adesso ha un po' di tosse, ma sta bene. Ed è tornata a respirare. «Ma è stata dura e ho avuto paura».

Anche perché, avendo lavorato in un'area Covid, Parenti sa di che cosa è capace il virus. «Non potrò mai dimenticare il giorno in cui morì una donna all'ospedale di Cecina – aveva raccontato al Tirreno qualche mese fa, intervistata per il suo lavoro nel reparto - E l'immagine del suo corpo cosparso di candeggina e poi avvolto nel sacco nero». Parenti anche a Piombino ha vissuto qualcosa di simile. «Lì sono morte due persone in una sola mattina...»

L'infermiera racconta di essere arrivata all'ospedale di Piombino il 19 novembre. «Ho accettato sia perché avevo piacere a portare la mia esperienza a chi non aveva mai lavorato col Covid sia per avvicinarmi ai familiari, che vivono a Piombino. Detto ciò, non ho idea di come io possa aver preso il virus. È vero che c'era una certa vicinanza con i pazienti, ma ho sempre lavorato con doppia mascherina e doppi o tripli guanti».

Fatto sta che il 13 gennaio Parenti ha scoperto di essere contagiata dal Covid. Proprio quel giorno aveva appuntamento per il vaccino. «Un paio di notti prima ho avuto un po' di mal di testa simile a quello causato da un colpo di fresco e ho chiesto di fare il tampone. Ma non era una frescata: perché il giorno stesso del vaccino, prima dell'iniezione, ho fatto il tampone ed è risultato positivo».

Inizia quindi il periodo di quarantena, durato 35 giorni. Nel frattempo l'infermiera scopre che sono positivi anche alcuni suoi familiari, tra cui sua zia. «Lei è stata portata al pronto soccorso, ma per fortuna non ha avuto bisogno di essere ricoverata. Però si è spaventata molto. E io con lei».

Daniela, dal canto suo, ha avuto un giorno di febbre alta e tanta tosse, che le è rimasta nonostante il doppio tampone negativo. «Poi ero sempre molto stanca e respiravo con difficoltà. Sono stata chiusa in casa per 35 giorni, non ne potevo più». Adesso che ne è uscita può tirare un sospiro di sollievo. «Ora ho paura, ma nello stesso tempo mi sento più forte e tutto sommato sono stata fortunata. Quello che mi piacerebbe fare? Vorrei tanto tornare a vedere la mani delle mie colleghe senza doppi guanti indossati per dieci ore. E vorrei tornare a respirare un po' di libertà». —

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