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Variante inglese all’istituto Iacopini: 22 contagi. L’Asl: «Il focolaio portato da persone esterne» 

L’ingresso dell’istituto Iacopini di via Ginori

Cecina: due casi accertati, sono stati fatti altri tamponi sul tipo di virus

CECINA. Il campanello d’allarme è scattato dopo i risultati dei test rapidi di routine effettuati il 17 febbraio; ieri la conferma dai tamponi inviati dall’Asl al centro ospedaliero pisano: la variante inglese del Covid è arrivata anche nella provincia di Livorno, isolata per la prima volta a Cecina, nell’istituto per anziani Giorgio Iacopini di via Ginori. Nella Rsa femminile gestita dalle suore infermiere della congregazione dell’Addolorata Serve di Maria, sono stati riscontrati 22 casi di positività al coronavirus, tra anziane degenti, operatori sanitari e suore. Tra questi due casi accertati di variante inglese, entrambi in anziane ospiti. Una di queste già vaccinata (con il richiamo della seconda dose), l’altra in attesa di vaccino.

LE OSPITI ERANO GIÀ STATE VACCINATE


Tutte le degenti (a parte una) hanno ricevuto il vaccino. E proprio perché già vaccinate, l’Asl ha disposto ulteriori accertamenti sul tipo di virus. Ieri, sono stati effettuati nuovi tamponi molecolari per tutti gli ospiti della Rsa e del villaggio residenziale collegato all’istituto, per gli operatori e le suore finora negative. E già oggi dovrebbe essere noto il risultato. Per fortuna nessuno dei contagiati mostra segni gravi, ma il numero dei positivi e la presenza della variante inglese (che ha una maggiore contagiosità e pertanto un protocollo più severo) sono tali da far scatttare un piano d’emergenza.

UN'ALA SEPARATA NELLA RSA PER LE MALATE

L’Asl ha disposto un sopralluogo coordinato dalla direttrice di zona, Donatella Pagliacci, per realizzare all’interno della struttura un’ala separata in cui gestire con personale proprio le ospiti e le suore contagiate. In tutto su 37 degenti, ce ne sono nove positive, di cui due con variante inglese. Tra le 13 suore, otto sono risultate positive al Covid: di queste, tre avevano ricevuto la prima dose di vaccino. Cinque infine i casi positivi tra i 35 operatori sanitari, non vaccinati. «Le nostre ospiti erano state tutte vaccinate - dice la responsabile dell’istituto, suor Lilly Varkeey Adichill –; nessuna delle contagiate, nemmeno tra le suore, è grave, quindi possiamo curarle all’interno della struttura, dove ci sono gli spazi sufficienti per separare i malati dai sani. Nel villaggio residenziale, invece, tutti e 25 gli ospiti sono stati testati e sono risultati negativi al virus». L’Asl sottolinea che «tra le suore e gli operatori sanitari positivi, nessuno era vaccinato con due dosi complete».

RICERCA DELLE VARIANTI SUI VACCINATI

Visto che alcuni soggetti positivi erano già stati vaccinati (è questa una delle condizioni che inducono a effettuare questo tipo di approfondimento), è stata richiesta la ricerca di varianti al laboratorio dell’Azienda ospedaliero universitaria pisana, che sabato 20 febbraio ha comunicato l’esito positivo per la variante inglese. Tra coloro che erano stati vaccinati quelli risultati positivi presentano sintomi lievi. «Questa è la dimostrazione - afferma la nota dell’Asl - che la vaccinazione protegge dalla malattia ma non impedisce l’infezione, così come previsto in letteratura. Ovviamente continuerà il monitoraggio e siamo fiduciosi che tra le persone vaccinate l’infezione evolverà in una forma benigna. Infatti la maggior parte di queste persone risultano asintomatiche o paucisintomatiche, solamente chi non era stato vaccinato ha sintomi più rilevanti. La forte diffusività riscontrata in questa situazione rappresenta invece la conferma di una maggiore contagiosità rispetto al ceppo originario di SarsCov2».

TRACCIAMENTO E QUARANTENA ALLARGATA

In accordo con il Comune di Cecina è stato fatto il tracciamento di tutti i contatti stretti e meno stretti e ieri sono stati effettuati nuovi tamponi molecolari per tutti gli ospiti della Rsa e del villaggio residenziale intorno all’istituto, per gli operatori e le suore risultate finora negative.

L’Asl ha predisposto inoltre l’isolamento fisico e funzionale degli ospiti positivi, oltre all’isolamento di tutti gli operatori e suore positive e la quarantena dei contatti fino a 14 giorni prima, e sta conducendo un’analisi dettagliata per capire l’origine del focolaio che «quasi certamente si può ricondurre all’ingresso di persone dall’esterno positive alla variante inglese». L’assistenza clinica è garantita dalle Usca. —

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