Contenuto riservato agli abbonati

Porto di Cecina, ok del tribunale al concordato per salvare la società

Uno scorcio del porto di Cecina (foto Falorni)

Accolta la domanda e nominato il commissario giudiziale concessi 120 giorni. Salvadori: «Evitare il fallimento» 

CECINA. Il Tribunale di Livorno, sezione fallimentare, ha accolto la domanda di concordato preventivo presentata dalla Porto di Cecina spa. Ora la società ha 120 giorni, a partire dalla data del 12 febbraio, per presentare un piano credibile ed attuabile di ristrutturazione del debito. Come stabilisce la normativa il termine dei 120 giorni è eventualmente prorogabile di ulteriori 60 su concessione del giudice qualora sussistano giustificati motivi.

Il giudice fallimentare Franco Pastorelli, nell’accogliere la domanda, ha provveduto anche a nominare il commissario giudiziale nella persona del dottor Franco Paganelli, commercialista livornese. Sarà proprio quest’ultimo che dovrà vigilare sul corretto comportamento del soggetto debitore nell’esecuzione della procedura concordatoria e sulla tutela dei creditori dei quali dovrà acquisire l’elenco per la necessaria informazione dell’avvio della procedura. Si ricorda che nel concordato preventivo l’imprenditore in crisi - in questo caso la Porto di Cecina spa - conserva l’amministrazione dei propri beni e l’esercizio dell’impresa, sotto la sorveglianza del commissario giudiziale, con l’eccezione degli atti urgenti di straordinaria amministrazione e quelli che eccedono l’ordinaria amministrazione. La notizia del via libera al concordato è stata confermata dal presidente della Porto Emilio Salvadori che ha anche assicurato la massima collaborazione del consiglio di amministrazione - eletto nell’assemblea di sabato scorso - nei confronti del commissario e dei tecnici che sono stati incaricati di redigere un piano di ristrutturazione del debito, il professor Gianluca Risaliti e l’avvocato Francesco Barachini. L’ultima fotografia ufficiale della situazione debitoria della Porto è quella del bilancio, mai approvato, del 2019 che vedeva la società esposta essenzialmente con le banche, con la Sales e con gli stessi soci (partita, quest’ultima, da oltre 13 millioni).


Proprio due ingiunzioni di due istituti di credito, Monte dei Paschi e Popolare di Milano, hanno decisamente accelerato la richiesta di concordato da parte del vecchio cda. Nell’ultima assemblea i soci hanno anche preso atto dell’apertura della Sales, società incaricata di completare il porto, oggi creditrice, a riprendere un rapporto per completare i lavori. — RIPRODUZIONE RISERVATA