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«Allarme percolato, serve una pulizia»: indagati altri tre manager di Scapigliato. Le nuove intercettazioni

Rosignano: dalle intercettazioni emerge anche la linea difensiva dei dirigenti della discarica Rea finita nell’indagine della finanza. Chi sono i dieci sotto inchiesta

ROSIGNANO. È il pomeriggio del 7 agosto dello scorso anno quando i finanzieri entrano nella discarica Rea di Scapigliato mentre è in corso uno sversamento – illecito secondo gli investigatori – di percolato da alcuni silos. Al termine degli accertamenti dei militari della tenenza di Castiglioncello insieme ai colleghi del reparto aeronavale, scatta il sequestro dell’autobotte di Semit usata per l’operazione di aspirazione e pulizia e vengono effettuate le analisi dai tecnici di Arpat sui rifiuti (speciali) trovati in discarica .

È il primo atto formale dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Firenze nell’indagine aperta alcuni mesi prima su due diverse ipotesi di reato: lo smaltimento di illecito di liquami da parte di Semit nelle acque scure della fognatura pubblica e appunto la gestione abusiva del percolato nella discarica di Rea.


Ma ad agosto nessuno dei dieci indagati (sei manager di Scapigliato e quattro di Semit) ipotizza che cosa ci sia dietro a quel sequestro che a metà dicembre – quattro mesi dopo – ha portato all’esecuzione di tre misure cautelari e diversi sequestri, in parte poi revocati oppure ridotti dal tribunale del Riesame.

Dagli atti dell’inchiesta, in particolare dalle intercettazioni, emergono però due aspetti non trascurabile. Il primo riguarda la consapevolezza da parte dei manager di Scapigliato e Semit sulla regolarità o meno dell’operazione. E la seconda sulla necessità che in futuro venga ripetuta quella stessa operazione di pulizia.

Le intercettazioni

È il 2 ottobre quando Arpat torna nella sede di Scapigliato per effettuare dei campionamenti. I telefoni dei manager sono intercettati da mesi. Franco Cristo, procuratore di Scapigliato (uno dei tre manager che si sono aggiunti alla lista degli indagati insieme a Matteo Giovannetti e Massimo Rosi) è al telefono con Dunia del Seppia, pure lei dipendente della discarica e finita nei guai. «L’idea che mi sono fatto – spiega Cristo alla collega – è che loro (Arpat ndr) sono venuti motu proprio». Il procuratore racconta poi lo scambio di opinioni con i tecnici di Arpat: «Storicamente – dice riferendosi allo smaltimento del percolato – è sempre stata fatta, dice no. Ma non c’è l’autorizzazione, eccetera. Questo è un altro paio di maniche, sta entrando nel merito, ma sono una cosa che noi abbiamo rifatto eh, poi sono venuti in campo, hanno visto. Per cui una ragionevolezza delle attività le hanno assolutamente riconosciute, ovviamente il loro dato è: A, non ce l’avete mai detto, B, non è scritto nell’autorizzazione. Dico io, non velo abbiamo mai detto, questo non so». Poi dopo che la collega conferma che questo tipo di pulizia viene eseguita dal 2012/2013, Cristo quantifica anche il quantitativo annuo: «stiamo parlando di un ordine di grandezza del centinaio di metri cubi...».

Il progetto

Se questo è il sistema – lecito o illecito lo dovrà decidere il giudice – c’è però un’altra conversazione che secondo gli investigatori conferma il rischio di reiterazione del reato. Al telefono, è il 24 settembre, ci sono Massimo Carrai, direttore tecnico di Scapigliato e un dipendente di Semit. «Il passaggio – scrive il giudice – in cui Carrai riferisce che quanto prima Semit verrà nuovamente chiamata ma i lavori dovranno riguardare un impianto diverso da quello oggetto dell’inchiesta. E che, comunque, i serbatoi contenenti il percolato dovranno essere quanto prima svuotati dalla parte fangosa perché – sostengono entrambi – la condizione attuale è problematica».

Nei guai in dieci: l’accusa è smaltimento illecito di rifiuti

Sono dieci in tutto le persone indagate nell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze per un presunto smaltimento illecito di rifiuti tra la discarica Rea di Scapigliato e la sede della Semit a Rosignano. Due indagine condotte dalla finanza e non ancora concluse.

Nell’ambito del presunto sversamento di liquami nelle acque nere della fognatura pubblica sono stati iscritti solo i vertici della Semit. A cominciare dal rappresentante legale Mauro Picci, 77 anni, e i tre consiglieri della società: la figlia Barbara, 50 anni, ex assessora al Comune di Montescudaio, e i fratelli Luca e Claudio Spinelli.
Per quello che riguarda lo smaltimento di percolato in discarica, sono invece sei i manager di Scapigliato finiti nel registro degli indagati insieme ai vertici della stessa Semit: Alessandro Giari, presidente del consiglio di amministrazione di Scapigliato, Massimo Carrai, come direttore tecnico e Dunia Del Seppia, nella sua qualità di procuratore della stessa società.

A questi, nel corso delle indagini si sono aggiunti altri tre nomi: Franco Cristo, 57 anni, in qualità di procuratore della società, Matteo Giovannetti, responsabile gestione impianti, e Massimo Rosi, coordinatore dell’impiantistica.