Si mantiene giovane parlando in tedesco: a 87 anni scrive libri e organizza eventi a Cecina

Vania Partilora, presidente del Punto d’Incontro di Cecina ed esperta d’arte anima la cultura cecinese: ha girato e lavorato in mezzo mondo  

CECINA. Ogni giorno tiene vivo il cervello parlando tedesco, una delle cinque lingue che conosce da quando lavorava in ambito internazionale. Dopo un anno di attività limitate e di spostamenti preclusi Vania Partilora, 87 anni e animatrice della cultura cecinese da venti, non smette di pensare al futuro.

Come testimonia il suo libro “Per un mondo migliore”, che riunisce i contributi dei relatori all’annuale Forum Toscana da lei organizzato e diretto, quest’anno migrato in volume per la pandemia.


Al futuro ha sempre guardato fin da giovane, viaggiando per studio e lavoro: figlia di un diplomatico, dopo la laurea a Parigi ha vissuto a Francoforte nella ex DDR e in altri paesi lavorando come event planner, fino ad approdare al festival del cinema di Cannes. Da Firenze, dove ha fondato e diretto un centro culturale, è arrivata a Cecina per rimanere solo poco tempo, ma ci vive da vent’anni. Con la sua associazione “Punto d’incontro” ha realizzato tantissime mostre e iniziative, guardando sempre avanti, anche oltre la pandemia.

Come è arrivata a Cecina?

«Per caso. Quando persi mio marito vent’anni fa provai un’enorme tristezza, presi mia madre e venni a stare al mare per un po’. Qui poi ho trovato amicizia e calore, e sono rimasta. Ho conosciuto e collaborato con tutti i sindaci di Cecina, in tante occasioni».

Veniva da un’esperienza importante a Firenze e aveva una carriera internazionale.

«Ho viaggiato in tutta Europa, ho conosciuto il presidente francese Giscard d’Estaing, recentemente scomparso, e un giovane Sarkozy. Infatti dopo la laurea a Parigi ho lavorato come event planner in vari paesi, per sette anni sono stata addetta stampa al festival del cinema di Cannes, sono stata interprete e poi consigliere della Fiera di Francoforte».

Cosa l’ha spinta a restare?

«All’inizio non ero sicura, Firenze mi sembrava già piccola, ma poi le persone sono state carine con me, in molti mi hanno mostrato simpatia e amicizia e sono qua. Cecina è una città di provincia in senso positivo, con la sua voglia di fare e realizzare, e in negativo, per una certa piccolezza di pensiero. Ma bisogna guardare più alto».

In due decenni ha realizzato centinaia di iniziative e mostre, ma il 2020 è stato un anno triste per la cultura. Come l’ha affrontato?

«Lo è tuttora. La cultura si basa sui rapporti, il digitale non è la stessa cosa. Manca la vita, la vitalità, quindi manca tutto. Ma dobbiamo andare avanti, nella vita ho avuto tanti incidenti e dolori, ho sempre trovato la forza per continuare».

Come ha fatto?

«La forza o la si ha o non la si ha. Io ho 87 anni, sto benissimo, soprattutto la mente funziona e ringrazio chi sta sopra di noi per la lucidità mentale. Bisogna far lavorare il cervello, io parlo e leggo il tedesco tutti i giorni, ho ottima memoria, parlo cinque lingue».

Durante il lockdown come ha lavorato?

«Tenendomi in contatto con i nostri soci, che sono un centinaio. Mi chiamavano in tanti da varie parti d’Italia, Sicilia, Emilia Romagna, Piemonte, Marche, il pittore Mohammed Chatoui dal Marocco e Johnny Charlton, ex chitarrista dei Rokes, e ora artista visivo, dal Regno Unito. Ho cercato di incoraggiarli».

Quali progetti avete realizzato?

«Ad aprile la mostra virtuale Cecinarte, che è diventata un’esposizione permanente su www.cecinarte.dimensioned.it, e a fine anno il volume “Per un mondo migliore”, che raccogle i contributi dei relatori dell’undicesimo Forum della Toscana, che non abbiamo potuto realizzare per la pandemia».

Un titolo ambizioso di questi tempi.

«È un incitamento a pensare cosa fare per vivere meglio. Tutti nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa per rendere il mondo migliore. Ho raccolto le relazioni di Ermete Realacci, un amico da tanti anni, di imprenditori del nostro territorio come il viticoltore Michele Satta, Valter Geri di Nuovo Futuro e Fabrizio Mannari general manager della Banca di Credito Cooperativo di Castagneto.

«Ci sono rappresentanti delle istituzioni, della sanità e don Marco Fabbri, parroco del duomo di Cecina, ma anche 43 artisti che espongono il loro mondo migliore. Voglio presentarlo nelle scuole, per chiedere ai ragazzi il mondo del futuro e dei giovani».

L’arte è la sua grande passione da sempre.

«L’arte rappresenta il mondo migliore, quindi quale mondo migliore di quello dell’arte? Mi sono detta. L’arte è gioia e felicità, ognuno la esprime secondo la propria sensibilità. In questo periodo la creatività è come se si fosse spenta, come la voglia di stare insieme. Invece il mondo dell’arte è fatto per accogliere e includere».

Però nella cultura l’età media è piuttosto alta.

«Perché gli anziani hanno tante esperienze, le più dure aiutano a crescere, mentre tanti giovani sono ancora immaturi. Serve un po’ di sofferenza per capire che la vita non è solo divertimento».

Dal 2021 cosa vorrebbe?

«Vorrei affermare le mie idee. Di volerci più bene, perché non ce ne vogliamo abbastanza. Poche sono le vere amicizie e troppi gli interessi. E poi la visione del futuro che è nel libro: vediamo di creare un mondo migliore, non tanto per noi quanto per i giovani».

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