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Inchiesta sui liquami, le telefonate dei manager di Scapigliato: «Si fa così dal 2012, ora siamo nel casino» - Video

Il 2 ottobre gli esperti di Arpat sono andati in discarica per accertamenti sui fanghi dopo il sequestro di due mesi prima. Ecco cosa dicono i vertici della società riguardo allo smaltimento dei rifiuti 

ROSIGNANO. Sono le 14,44 del 2 ottobre scorso. Da circa tre mesi i finanzieri della tenenza di Castiglioncello insieme ai colleghi della polizia giudiziaria di Livorno stanno indagando su un nuovo filone d’inchiesta legato alla Semit, l’azienda di Rosignano che si occupa prevalentemente di spurghi e che secondo gli investigatori ha gettato migliaia di tonnellate di liquami nella rete fognaria pubblica.

È seguendo alcuni mezzi della stessa Semit – siamo in estate – che gli inquirenti, coordinati dalla Dda di Firenze, hanno scoperto che la società lavora anche nella discarica di Scapigliato. In quattro occasioni, (22 e 23 luglio, 4 e 7 agosto), hanno monitorato un’attività di smaltimento dei rifiuti che considerano illecita: la pulizia di alcuni silos che contengono percolato viene effettuata aspirando il fango – considerato dagli investigatori rifiuto speciale – per poi gettarlo nella stesa discarica invece di smaltirlo come prevede la normativa. Tanto che nell’ultimo episodio le fiamme gialle avevano sequestrato l’autobotte della Semit e fatto alcune analisi sui fanghi.


Due mesi dopo il blitz, nella discarica di Scapigliato tornano gli esperti di Arpat per alcune verifiche. I manager (sono dieci gli indagati di cui quattro della Semit) parlano al telefono mentre sono intercettati. Una delle conversazioni che gli investigatori reputano di maggiore interesse è quella tra Franco Cristo, procuratore della Scapigliato e la collega Dunia Del Seppia.

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Cristo spiega come – a suo avviso – la visita di Arpat sia slegata dal sequestro della finanza di due mesi prima, sostenendo poi che quella dei fanghi sia di un’attività regolare. «Gli ho detto io: guardi che è un’attività che storicamente è sempre stata fatta. Ma non c’è l’autorizzazione – continua riferendosi alle contestazioni Arpat – Questo è un altro paio di maniche, sta entrando nel merito, ma sono una cosa che noi abbiamo rifatto eh. Poi sono venuti sul campo, hanno visto, per cui la ragionevolezza delle attività le hanno assolutamente riconosciute. Ovviamente, il loro dato è, A, non ce lo avete mai detto, B, non è scritto nell’autorizzazione. Dico io, non ve lo abbiamo mai detto, non so». Del Seppia sembra assecondare il collega: «È dal 2012, toh dal 2013», che lo facciamo interviene.

Cristo riportando le parole di Massimo Carrai, direttore tecnico di Scapigliato aggiunge: «Massimo, quando eravamo in campo, gli ha riconfermato, per cui dice: a fine anno a dir tanto stiamo parlando dell’ordine di grandezza del centinaio di metri cubi a fronte dei trentatremila, dei trentacinquemila. Per cui stiamo parlando dello zero virgola percento...». I due manager poi convengono sul tipo di rapporto con Semit: «Era un noleggio a caldo di un bidone aspira tutto, non di un servizio di pulizia». Infine sempre Cristo spiega le perplessità del personale di Arpat e il fatto che non sapessero nulla riguardo all’attività eseguita sul fango di percolato. Tanto che la Del Seppia sottolinea che adesso la situazione rappresenta un problema: «Eh – conclude – ora siamo nel casino».