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«Traffico illecito di liquami a Rosignano»: dieci indagati, arrestati i vertici di Semit - I nomi  

Inchiesta della Direzione distrettuale antimafia, blitz nelle sedi di diverse società. Nei guai anche sei manager di Scapigliato. Ecco le accuse della procura 

ROSIGNANO. È un altro terremoto giudiziario quello iniziato ieri mattina all’alba e non ancora finito. Decine i finanzieri delle varie sezioni del comando di Livorno e Firenze che hanno bussato alle abitazioni di manager e alle porte delle sedi di aziende legate a due società di Rosignano: la Semit Srl, che si occupa prevalentemente di escavazioni e spurghi in provincia di Livorno. E le due sedi di Scapigliato, leader nella gestione dei rifiuti: la discarica e gli uffici amministrativi delle Morelline. Ma non solo, perché l’acquisizione di documenti e perquisizioni sarebbe avvenuto anche in altre aziende, sempre legate al ciclo dei rifiuti, in altre zone del Paese.

Rosignano, arrestati i vertici di Semit: i liquami svuotati in un tombino



LE ACCUSE

L’ipotesi della Direzione distrettuale antimafia che coordina l’inchiesta, è quella di un presunto traffico illecito di rifiuti organizzato, in particolare di liquami.

Dieci le persone indagate, tre le misure cautelari disposte dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Firenze. Agli arresti domiciliari con l’obbligo del braccialetto elettronico sono finiti i vertici della Semit, in pratica tutto il consiglio d’amministrazione della società fondata nel 1972 che ha sede in via Fiammetta. «Operiamo in modo professionale e veloce soprattutto sui comuni di Rosignano Marittimo, Cecina, Livorno, Collesalvetti e territori limitrofi», è lo slogan che compare sul sito.

A cominciare da Luca Spinelli, 54 anni, originario di Pontendera ma residente a Marittimo, Claudio Spinelli, 50, nato a Livorno e anche lui residente a Rosignano e Barbara Picci, 45, residente a Montescudaio dove è stata assessora nel 2014 nella giunta Fedeli. Risulta indagato, anche il presidente della Semit, Mauro Picci, 77 anni, che al contrario del resto del cda non ha misure cautelari.

Ma non solo. Perché nel registro degli indagati sono finiti – con la stessa ipotesi di reato in concorso – anche sei manager della Scapigliato, responsabili – secondo l’accusa – di aver assecondato lo smaltimento illecito di rifiuti da parte della Semit.

IL SISTEMA

Gli investigatori per il momento mantengono il massimo riserbo – le perquisizioni sono proseguite fono alla tarda serata di ieri – sia sulla genesi dell’inchiesta che sulle possibili evoluzioni dell’indagine. Tanto da non rendere noti i nomi di tutti gli indagati. Ma da quello che emerge dagli atti, negli ultimi due anni la Semit avrebbe smaltito in modo non corretto tonnellate e tonnellate di rifiuti.

Il motivo? Ovviamente risparmiare rispetto a quelli che sarebbero stati i costi se quelli stessi rifiuti fossero stati conferiti nel modo corretto in discarica. Secondo la ricostruzione degli investigatori, infatti, i liquami sarebbero stati smaltiti al nero e senza la necessaria documentazione. E il guadagno di questo sistema sarebbe stato di alcune centinaia di migliaia di euro.

GLI SCENARI

Adesso però si apre un altro capitolo dell’inchiesta della Dda e riguarda lo studio di tutti i documenti che sono stati sequestrati sia dal nucleo che dalla sezione di polizia giudiziaria e che adesso dovranno essere esaminati uno a uno per verificare che tipo di rapporti siano intercorsi tra Semit e Scapigliato.

E in particolare come siano stati tracciati i liquami che venivano conferiti in discarica. Qualcosa in più, ovviamente, potranno spiegarlo anche le tre persone ora agli arresti domiciliari.

Nei prossimi giorni, la data non è ancora fissata, compariranno davanti al giudice per le indagini preliminari per l’interrogatorio di garanzia. In tribunale potranno a quel punto spiegare le contestazioni oppure decidere di avvalersi della facoltà di non rispondere in attesa di conoscere meglio le carte dell’inchiesta. —