Rosignano piange il partigiano Ricciolo, soldato che amava la pace

Un bel primo piano di Carlo Mochi

È morto Carlo Mochi: aveva fatto parte della 3ª Brigata Garibaldi e un anno fa raccontò la sua storia in un libro. Il cordoglio di Anpi e del sindaco Daniele Donati

ROSIGNANO. «La guerra è una calamità voluta dall’uomo che distrugge case, opere artistiche, paesaggi, ma soprattutto distrugge l’umanità; l’essere umano diventa una bestia con l’animo pieno di odio e sete di vendetta. La distruzione e la morte create dalla guerra generano soltanto disprezzo, rancore, odio e razzismo. L’istinto animalesco dell’uomo prende il posto della ragione». Queste parole, che andrebbero scolpite nella pietra e mandate a memoria, sono l’incipit dell’autobiografia di Carlo Mochi, rosignanese classe 1925, partigiano nella 3ª Brigata Garibaldi con il nome di battaglia “Ricciolo”. Mochi è morto sabato sera, 5 dicembre. Il sindaco di Rosignano Daniele Donati e l’Anpi lo ricordano come un combattente “gentile”, nel senso che mai ha mostrato compiacimento verso la guerra, come scrive Giacomo Luppichini, presidente dell’Anpi, nella prefazione del libro di Mochi, edito nel 2019 da Comiedit, la casa editrice di Rosignano di Giacomo Cantini.

«Voglio lasciare questi racconti - scrive Mochi - per testimoniare ciò che la mia generazione ha passato, nell’indifferenza delle persone verso le scelte scellerate di coloro che ci governavano, e un ricordo soprattutto per gli amici, uomini come mio fratello e altri, che non sono più vivi e non possono pertanto testimoniare il loro contributo per costruire una società più libera e umana, mettendo a rischio la loro vita per quello in cui credevano e lottando per un futuro migliore». “Ricciolo”, insieme al fratello Bruno, prese parte alla Resistenza con la 3ª Brigata Garibaldi operando nella zona del Monte Amiata e liberando dal nazifascismo il comune di Rosignano. «Lo scorso anno - ricorda il sindaco Donati - durante la commemorazione della Liberazione organizzata dal nostro Comune, ho avuto l'onore e il piacere di ospitare la presentazione del suo libro, proprio sull'impresa di Libertà compiuta da lui e dai suoi compagni. Voglio esprimere le più sentite condoglianze, da parte mia e dell'amministrazione, ai suoi cari».


«Con lui - aggiunge Anpi Rosignano - scompare uno degli ultimi esponenti di quella generazione che con coraggio e abnegazione contribuì a restituire all’Italia le libertà che il fascismo le aveva sottratto. Ciao Ricciolo, te ne vai con la coscienza tranquilla di aver combattuto una buona battaglia. Te ne saranno eternamente grati tutti gli amanti della libertà». Nato il primo marzo 1925 a Rosignano Marittimo, da Vergilio Mochi e Angiolina Bertoli, negli anni 1943 e 1944 è stato combattente nei partigiani della Brigata Garibaldi “Camice Rosse” del raggruppamento Monte Amiata. È stato sposato fino al 2018, quando è deceduta, per 70 anni con Licia Bichisecchi, sua compaesana conosciuta da ragazzino, lascia due figli e tre nipoti.