Il tornado e il crollo del tendone, poi il ricovero. «Forza Massimo, tieni duro, siamo tutti con te»

Villani è uno del tennisti rimasti intrappolati sotto la tensostruttura dei Canottieri. Ora è ricoverato a Volterra. Ecco il messaggio di parenti e amici

ROSIGNANO. Pochi secondi e tutto cade: l’impalcatura, il tendone, il cielo. Pochi istanti e tutto cambia: la partita, il campo, la vita. Sono passati due mesi da quel maledetto 25 settembre, quando la tromba d’aria ha devastato il Lillatro, a Rosignano Solvay, scoperchiando i palazzoni e distruggendo il tendone dei Canottieri. Lì sotto c’era anche Massimo Villani. Giocava a tennis con il suo maestro, Enrico Rustichelli, a poca distanza da Claudio Carli e Massimiliano Moriani. La partita, gli scambi sul campo, il tabellone del punteggio e la luce dei riflettori. Poi, all’improvviso, la forza del vento. Un boato. E il buio. Attraversato, poco dopo, dai lampeggianti delle ambulanze. Da lì, i soccorsi e la volata in ospedale. Massimo Villani è stato ricoverato per più di un mese nel reparto di rianimazione di Livorno. Adesso si trova a Volterra, nel centro di riabilitazione che monitora e cura i danni cerebrali. I familiari dicono che, per lui, la strada è ancora lunga. Ma vogliono fargli sapere, anche attraverso Il Tirreno, che non è solo, nonostante il covid abbia ridotto al minimo la possibilità delle visite. «Forza Massimo - questo il loro messaggio - Siamo sempre accanto a te e ti aspettiamo. Ti conosciamo, sei una persona forte. Resisti!».

Tromba d'aria a Rosignano, distrutta la tensostruttura dei Canottieri



Villani, 49 anni, è originario di Piombino ma vive a Castiglioncello con la famiglia. Spesso frequenta i campi in terra rossa e il 25 settembre era ai Canottieri per una lezione di tennis col maestro Rustichelli. In tarda serata il meteo è peggiorato e, all’improvviso, ecco fortissime raffiche di vento. Il tendone a copertura dei campi ha iniziato a traballare, fino a crollare con tutto il suo peso sopra i quattro giocatori. «C'è stata una fortissima grandinata - ha raccontato al Tirreno, pochi giorni dopoil tornado, Massimo Moriani - e poi la pioggia. A un certo punto abbiamo sentito un rumore assordante e il vento ha scosso in maniera indescrivibile la tensostruttura. Era buio completo. Quando è passato il vortice, Claudio Carli è riuscito ad uscire dall'area del tendone. Poi ho visto Massimo Villani, lamentava un forte dolore alla schiena. Enrico Rustichelli era steso a terra, cosciente».  «Io ero immobile e respiravo a fatica. Ad un certo punto ho chiesto aiuto ed è stato Claudio Carli a spostare la trave che mi intrappolava quel tanto da permettermi di uscire. Sono sgusciato da sotto». È ciò che ha raccontato non molti giorni fa Enrico Rustichelli, che dovrebbe essere dimesso a breve dal centro di riabilitazione di Volterra dove è attualmente ricoverato.

Dopo il crollo del tendone, ecco l’arrivo delle ambulanze. E il trasporto dei feriti all’ospedale. «Massimo non rispondeva al telefono e all’inizio non riuscivamo a sapere niente - racconta Angela, sorella di Massimo - Poi abbiamo capito che la situazione era grave. E siamo andati tutti a Livorno. In attesa». E all’ospedale di Livorno Massimo è stato oltre un mese, ricoverato in rianimazione, prima di essere trasferito al centro di riabilitazione di Volterra, dove attualmente è in cura. Cerca, con l’aiuto dei medici e del personale sanitario, di recuperare tutte le funzioni cognitive. «Con l’emergenza coronavirus in corso possiamo andarlo a trovare solamente una volta a settimana, per un a trentina di minuti - racconta la sorella - Entra mia cognata, mentre io lo guardo dalla finestra. I medici non si sbilanciano sulla riuscita delle terapie e il percorso è ancora lungo. Viviamo giorno per giorno, ora dopo ora».  E tutti gli amici e i parenti, giorno dopo giorno e ora dopo ora, fanno il tifo per Massimo, rimanendogli vicini, seppur non fisicamente. I suoi amici dicono che è una persona forte e determinata. Uno che non molla mai. «La strada è ancora lunga, caro Massimo. Ma in questo duro percorso noi siamo accanto a te. Non ti lasciamo solo. Forza!».

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