Ospedale di Cecina, il reparto Covid si allarga a 34 posti letto

Completato anche il terzo blocco previsto per la cura dei contagiati, alcuni pazienti più lievi trasferiti a Piombino

CECINA Il reparto Covid dell’ospedale di Cecina è arrivato velocemente al terzo blocco, occupando 34 posti letto. In pratica il numero massimo previsto dal piano dell’Asl che indicava tre fasi: la prima con 12 posti letto, la seconda raddoppiata a 24, la terza a 34 posti, estendibili a 36. Di cui tre di terapia intensiva. In appena dieci giorni dall’attivazione, il reparto Covid si è riempito. D’altra parte già al terzo giorno i posti letto allestiti erano raddoppiati rispetto alla capienza iniziale di dodici. Un’attività frenetica e importante, per far fronte ai contagi sul territorio. Ma che deve ancora fare i conti con la carenza di personale. Fin dall’inizio del progetto, sindaci, Società della salute e sindacati hanno alzato la voce con l’azienda sanitaria per chiedere nuove assunzioni di personale medico e infermieristico. Questo però non si è verificato e il personale esistente è stato dirottato al reparto Covid dagli altri reparti, depotenziati se non addirittura chiusi. Un problema che si è verificato anche negli altri ospedali della provincia, da Livorno a Piombino. A Villamarina - ultimo ospedale coinvolto nel percorso Covid – è stato realizzato un reparto di cure intermedie chiudendo il punto nascita. E in questi ultimi giorni alcuni pazienti meno gravi sono stati trasferiti da Cecina al reparto piombinese.

«La situazione dei contagi è grave anche se sotto controllo - dice il presidente della Società della salute, Daniele Donati, sindaco di Rosignano -: in pochi giorni sono stati riempiti tutti i posti letto Covid dell’ospedale di Cecina. Siamo arrivati infatti alla terza fase, che prevede fino a 36 posti. E con l’apertura del reparto di cure intermedie all’ospedale di Piombino sono già stati trasferiti alcuni degenti più lievi da Cecina per far posto ad altri più gravi. Una risposta importante, quella che ha dato l’ospedale di zona nella gestione dell’emergenza, pur con carenza di personale. Quella degli organici è la questione più importante che la Società della salute e i sindaci stanno trattando con l’Asl. In questi giorni c’è stata una prima risposta da parte dell’azienda: sono in arrivo infatti dei medici internisti. Lunedì faremo il punto della situazione, sollecitando l’inserimento di altro personale medico e paramedico».


Sul territorio la cura dei malati Covid non ospedalizzati è affidata ai medici di base in collaborazione con le Unità speciali di continuità assistenziale, comunemente conosciute come Usca, che monitorano i pazienti a domicilio. Nella zona delle Valli etrusche (tra Rosignano e Pimbino) ci sono quattro Usca attive, due a Rosignano che si occupano di Rosignano e Cecina; una a Piombino che si occupa della Val di Cornia; una quarta dedicata alle Rsa, le residenze assistite per gli anziani, che gestisce il reparto di cure intermedie dell’ospedale di Piombino. «Non essendoci casi di contagio nelle Rsa del territorio - spiega Donati - la quarta unità speciale viene utilizzata per il reparto piombinese».

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