L’ira dei cacciatori livornesi dopo lo stop: «Ora per noi danni psicologici»

Due cacciatori impegnati in una battura di caccia al cinghiale (foto Carlo Sestini)

Castagneto: il grido d’allarme del coordinatore provinciale delle “doppiette”, Franco Poli. «Rispettiamo le regole e nei boschi non facciamo assembramenti»

CASTAGNETO. La caccia è iniziata da poco più di un mese, quella al cinghiale poi, dal primo novembre, ma è già stop a causa delle misure contenitive della pandemia. I cacciatori però non ci stanno. Ovvero rispettano le decisioni prese però si interrogano sul perché non si possa cacciare e invece praticare altri sport come il golf, persino in altri comuni. Per questo a seguito anche della dichiarazione del presidente nazionale di Federcaccia, Massimo Buconi. «Prima la salute, ma ci sono anche i diritti dei cacciatori» – il gruppo toscano Cct (Confederazione cacciatori toscani) incontrerà il 24 novembre prossimo la vice presidente della giunta regionale, l’assessora Stefania Saccardi.

«Abbiamo buttato giù delle idee e sottolineato delle nostre priorità – spiega Franco Poli, coordinatore provinciale Cct – i cacciatori sono un po’ arrabbiati, percepiamo molta reticenza nei nostri confronti e non ne capiamo il motivo. La caccia per molti castagnetani e non solo è pura passione. Un’attività di svago, ci sono molti pensionati, toglierla è creare dei danni psicologici. Siamo consapevoli del livello della pandemia ma ci sono altri problemi reali. Rispettiamo tutte le regole, stiamo all’area aperta, non facciamo assembramenti e non capiamo rispetto ad altre categorie che hanno la possibilità di esercitare, come il gioco del golf, che pericolo possiamo rappresentare per la società. Così abbiamo preso i contatti con la Regione e il ministero – aggiunge – cerchiamo di far riaprire la caccia. Un’attività da svolgere in sicurezza. Il 24 novembre la Confederazione cacciatori toscani (che unisce più associazioni) incontrerà la Saccardi». Tra i punti sul tavolo di confronto la richiesta di consentire lo svolgimento dell’attività venatoria in tutte le forme di caccia (almeno rientrando in zona arancione).

Per quanto riguarda la caccia al cinghiale la richiesta è di consentirla, in braccata, anche a soggetti residenti fuori comune. Se un cacciatore è iscritto alla squadra di Castagneto, per esempio, e abita a Cecina. Sul tavolo anche la richiesta di continuare la caccia di selezione (richiesta a cui partecipano anche le associazioni di categoria degli agricoltori che si muovono per la prevenzione dei danni), uno dei punti chiave che vede unirsi cacciatori ed agricoltori per arginare i problemi dovuti ai danni alle colture. «Noi capiamo la situazione del momento – aggiunge Poli – ma ci sono contraddizioni troppo grosse. Perché alcune attività si e altre no? Tra l’altro nella precedente emergenza sanitaria come Confederazione regionale abbiamo raccolto oltre 5000 che abbiamo devoluto alle associazioni impegnate nella lotta al covid. In questo momento rappresento il 65-70% del movimento venatorio provinciale e ci sentiamo di sostenere il principio di poter praticare l’attività venatoria in sicurezza. Senza creare danni a nessuno». —

 

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