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A Rosignano Solvay una classe per due giorni in quarantena, ma il bimbo positivo era in un’altra scuola

È successo alla scuola elementare. I genitori si lamentano: «Famiglie lasciate 48 ore dall’Asl senza comunicazioni»

ROSIGNANO. Una intera classe lasciata a casa due giorni in quarantena in considerazione della positività di un alunno al tampone per il Covid19. E, dopo 48 ore, la scoperta che il bambino contagiato c’era, ma in un’altra classe. E, soprattutto, frequenta una scuola diversa, in un comune diverso. È successo alle elementari Solvay, che fanno capo all’istituto comprensivo Solvay-Alighieri. A segnalare l’accaduto sono le famiglie dei ragazzi iscritti alla quarta B, che vogliono sottolineare come «per quarantotto ore siamo stati lasciati allo sbando, senza avere alcuna informazione da nessuno e senza sapere se effettivamente i nostri figli fossero stati a contatto con soggetti positivi». I genitori spiegano che «lunedì mattina quando siamo arrivati davanti alla scuola, la dirigente e le maestre ci hanno avvisato che la classe non poteva entrare a scuola perché l’Asl aveva mandato una comunicazione sulla presenza di un bambino positivo nella classe dei nostri figli». Chiaro è cominciato un tam tam di messaggi attraverso i quali ogni genitore, oltre a chiedere spiegazione agli altri, ha fatto presente che il proprio figlio non era stato sottoposto ad alcun tampone». «Nel frattempo - dicono i genitori - il pomeriggio di lunedì la dirigente della scuola mi ha avvisato che l’Asl l’aveva chiamata per avere i contatti delle famiglie della classe e che ci avrebbero contattati per spiegarci la quarantena». Un contatto che non c’è mai stato.

«È partita la lunga attesa - fanno sapere i genitori - Martedì mattina abbiamo più volte chiamato l’ufficio Prevenzione e Igiene di Cecina, dal quale non abbiamo avuto informazioni chiare. Nel frattempo la dirigente ha emesso la circolare per ufficializzare l’esonero precauzionale dalle lezioni per i nostri figli. Tra l’altro martedì l’Asl ha chiamato la scuola chiedendo il nominativo del positivo. Chiaramente la scuola non aveva alcun nominativo di ragazzo positivo - dicono le famiglie - dato che questa comunicazione era arrivata il giorno prima dalla stessa Asl». A questo punto anche l’Asl ha avuto chiaro che in quarta b delle elementari Solvay non c’era alcun alunno positivo. «La sera di martedì - terminano le famiglie - la dirigente ci ha comunicato che c’era stato un errore, e che l’alunno positivo era in un’altra classe di un’altra scuola». Chiaro però che i genitori sono rimasti esterrefatti per l’accaduto. «La scuola non ha alcuna colpa - terminano i genitori - perché anzi la dirigente si è trovata a gestire, e lo ha fatto nel migliore dei modi, una situazione particolare. Eravamo intimoriti perché non sapevamo se effettivamente i bambini erano stati a contatto con un positivo, qualcuno ha dovuto prendere giorni di ferie per stare a casa con loro. E soprattutto, se non le avessimo cercate da soli, nessuno ci ha dato notizie per due giorni. È stata una situazione surreale. Evidentemente il sistema di tracciamento è sovraccarico e, proprio per questo, possono verificarsi tali problemi. Ci auguriamo che episodi del genere non accadano più».