Viaggi nell’anima che trionfano ai festival: il successo di Mattia, da Bolgheri all’India

Mattia Mura sul set

Ottime risposte a livello internazionale per i documentari del giovane regista cecinese, che gira il mondo cercando il senso del limite 

CECINA. Mattia Mura, 28enne regista cecinese, ha fatto centro. Si è aggiudicato il premio come miglior documentarista internazionale e ha vinto anche con tre dei quattro documentari presentati alla terza edizione del JIFFA, Jharkhand International Film Festival Awards di Ranchi in India. Si tratta di The Choice of Staying, Edu, girato anche a Bolgheri e Notes from Anywhere. Uscito dalla fucina di talenti di Fabrica a Treviso con un'esperienza durata tre anni, il giovane Mura, attualmente si trova al confine tra Slovacchia e Ungheria per realizzare il suo secondo lungometraggio con il supporto della residenza d’artista Bridge Guard. I suoi lavori riguardano il concetto di limite (geografico, artistico, percettivo) come forma di opportunità. Ha esposto in Italia, Belgio, Macedonia e proiettato in Italia, India, Gran Bretagna, Germania, Serbia e Bulgaria. Lo scopo del festival è di generare una piattaforma per il cinema mondiale rivolta a progetti di eccellenza della settima arte. Fra queste opere vi sono due prime proiezioni mondiali (High Pressure e The Choice of Staying) e una candidatura al premio speciale della giuria (The Choice of Staying). La premiazione avverrà l’11 ottobre.

Come nasce il progetto?

«Sentivo di voler realizzare qualcosa di importante ed ero immerso in profonde ricerche. Mi interessava l'idea delle micronazioni, località che si autodefiniscono indipendenti dal resto del mondo (spesso nei modi più assurdi) e il concetto di Cattedrale nel deserto. Non tanto nel senso classico del termine (cioé qualcosa di platealmente inutile), quanto piuttosto l'estetica di questa idea, qualcosa di imponente che si erge in mezzo al niente, in una dimensione un po' inaccessibile. E in quell'occasione che ho scoperto Damanhur, perché un pop-up mi è apparso sul computer parlando di questa "Ottava Meraviglia del mondo", scavata in segreto sotto una montagna in Piemonte: i Templi dell'Umanità. La connessione poi è avvenuta di nuovo grazie alla Toscana: per una casualità (o sincronicità, direbbero i Damanhuriani) quando ho contattato Damanhur è venuto fuori che l'addetta alle pubbliche relazioni era toscana».

Di che si tratta?
«C’è stato un lungo lavoro di riprese, montaggio e affinamento in più fasi, iniziato 4 anni fa e proseguito fino ad oggi. Sono tra le persone che ha trascorso più tempo all'interno della Comunità Spirituale di Damanhur senza farne parte. E anche quando non ero là, il lungo processo di analisi, montaggio, affinamento ha reso la mia presenza ancora più costante!

Di che parla il film selezionato?
«The Choice of Staying racconta la storia di una comunità di ricercatori spirituali situata in Valchiusella, Piemonte. La comunità, attiva fin da metà degli anni Settanta, ha costruito in segreto un tempio sotterraneo riconosciuto ad oggi dal Guinness dei Primati come la più grande struttura ipogea al mondo dedicata alla meditazione, chiamata "Templi dell'Umanità". Attraverso gli occhi di Celastrina, una ragazza svedese, giunta nella comunità per girare un documentario, e che poi ha scelto di viverci, il film mette in evidenza luci e ombre della comunità spirituale, tra l’accusa di essere una setta e la creazione di una possibile società alternativa.

E a Bolgheri?
«A Bolgheri abbiamo girato alcune scene di Edu - A Traveling Child, un altro dei film risultati vincitori. Il progetto è nato nel 2016, riguardava una storia importante di viaggio per il concorso Doc Nomads. Ho narrato la storia di Costanza e Gabriele, una giovane famiglia che dopo aver avuto un figlio in giovane età ha deciso di crescerlo senza la paura di una vita in viaggio. Hanno trascorso con lui 3 mesi in India quando era piccolissimo, dimostrando che si può fare. Il film piace così tanto agli Indiani che è già la seconda volta che un Festival in India lo seleziona (la prima era stata nel 2018, al Rajastahn Film Festival of Tourism). Ci sono alcune immagini girate alla Bottega di Elena, dove i ragazzi lavoravano e qualcosa tra Bibbona a Bolgheri, in particolare alla Locanda dell'Aioncino. Ne abbiamo approfittato per dare un po' di risalto anche alla bellezza del nostro territorio! »