Coronavirus, a Rosignano ecco la “spesa sospesa” per chi ha difficoltà a comprare il cibo

La merce preparata e pronta per essere portata a domicilio a chi ne ha fatto richiesta e Gianpaolo Esposito e Manuela De Santi

L’idea è di Manuela e Gianpaolo, gestori di un alimentari: «Chi ha necessità può prendere i prodotti donati dagli altri»

ROSIGNANO. C’è chi osserva le monete che ha sparpagliato sul palmo della sua mano e le conta ad una a una. Cinquanta centesimi, un euro, venti centesimi. Bastano per comprare il pane? «Non sempre, per questo abbiamo pensato di attivare il servizio della “spesa sospesa”», spiega Manuela De Santi, titolare del negozio di alimentari Manuela di via Gramsci 4, a Rosignano Marittimo.

Il servizio funziona così: «Chi vuole - spiega De Santi - può acquistare un prodotto per poi lasciarlo in negozio, a disposizione di chi ne ha bisogno. Oppure può scegliere di offrire una piccola somma di denaro e i soldi saranno destinati ad aiutare quanti cominciano realmente a fare i conti con la crisi».


Perché, oltre a far precipitare il Paese nell’emergenza sanitaria, il coronavirus rischia di creare seri problemi alla tenuta economica di molte famiglie. «Mi sto rendendo conto che alcune persone cominciano a contare gli spiccioli quando entrano in negozio per comprare il cibo. È per questo che abbiamo deciso di attivare la “spesa sospesa”».

Manuela De Santi gestisce l’alimentari di via Gramsci insieme al compagno, Gianpaolo Esposito. I due, da quando è iniziata l’emergenza coronavirus, hanno moltiplicato le consegne a domicilio. Portano la spesa a Marittimo, ma anche a Rosignano Solvay e a Castiglioncello. «Quando chiudiamo il negozio partiamo con le consegne - spiega la titolare - andiamo nelle case muniti di guanti e mascherina e abbiamo anche il pos. Ora come ora vendiamo quasi più a domicilio che in negozio. Mi sembra comunque che, con il passare dei giorni, le persone abbiamo sempre più coscienza di quali siano i comportamenti giusti da tenere».

La vita è cambiata radicalmente per tutti. Parecchi commercianti hanno dovuto chiudere temporaneamente le loro saracinesche. E anche chi può rimanere aperto per decreto ha dovuto modificare radicalmente il proprio modo di lavorare. Tutto questo non è certo facile. Così come non è facile rendersi conto che alcuni dei propri clienti, magari quelli più affezionati, non possono più permettersi il pane, la pasta o la verdura.

«Noi lavoriamo qui da tempo, conosciamo i nostri clienti e sappiamo chi si sta trovando in difficoltà - spiega De Santi - il denaro donato sarà dato loro, equamente, nel momento in cui verranno a fare acquisti. Devo dire che c’è già stata una risposta perché, parlando di quest’idea, c’è chi si è detto disponibile a dare una mano». Ma c’è anche la possibilità di comprare prodotti alimentari per poi lasciarli in negozio, a disposizione di chi ne ha bisogno. «Allestirò un carrellino su cui sistemerò il cibo donato da destinare a chi non riesce più a sostenere il costo della spesa». —
 

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