Paracadutisti salvano una minilepre, ma per la Regione va eradicata

La minilepre salvata all'aeroclub

Cecina: aveva una tibia rotta ed è stata recuperata dall’Anpana all’aeroclub. Il presidente Fantappiè: «I cacciatori le usano per addestrare i cani, poi muoiono»

CECINA. Un gruppo di paracadutisti, mercoledì 12 febbraio, l’ha soccorsa trovandola ferita all’aeroclub di Cecina. È scampata alla morte per miracolo: un veterinario la opererà a breve per ricostruirle la tibia fratturata. Secondo gli animalisti dell’Anpana di Livorno qualche cacciatore l’aveva appena liberata per addestrare il proprio cane nella zona paludosa attorno all’aviosuperficie Porta della Maremma, in località “Il Cedrino”.

In salvo grazie ai volontari una minilepre, il cui nome scientifico è sylvilagus floridanus. A raccontare dell’operazione è il presidente di Anpana Livorno, Franco Fantappiè. «Ci hanno chiamato i paracadutisti durante l’addestramento – racconta il rappresentante dell’associazione con sede in via Mastacchi – e siamo andati subito a prenderla. Dopo averla soccorsa e portata da un veterinario, la consegneremo alle ragazze del Parterre. Vivrà lì».


Secondo quanto rivelato da Fantappiè «questi animali non sono autoctoni e generalmente vengono utilizzati dalle “doppiette” per addestrare i cani da caccia. Da quel che sappiamo hanno vita breve, come un battito di ciglia, ed è tutto permesso e tollerato dalla popolazione. Era piccolissima: mi stava nella mano».

La Regione Toscana la ritiene una specie da eradicare. «La minilepre – si legge in un provvedimento firmato lo scorso 2 dicembre – oltre a provocare un effetto negativo da un punto di vista di competizione spaziale con la lepre e ad apportare localmente danneggiamenti alle colture agricole, è un possibile serbatoio per gravi patologie trasmissibili alla lepre». Secondo quanto previsto dal piano faunistico venatorio il sylvilagus floridanus può essere cacciato tutto l’anno, anche di notte con i fari, nelle zone Zrc (ripopolamento e cattura), Zrv (acronimo che significa “rispetto venatorio”), nelle aziende agrituristico venatorie e nei centri privati di riproduzione della fauna selvatica. Se si usano le reti verticali a tramaglio, invece, si può solo dal 15 dicembre al 15 febbraio nelle Zrc e nelle Zrv.

Nelle cosiddette “Afv” – le aziende faunistiche e venatorie – caccia alla minilepre permessa, ma solo dal primo febbraio al 15 settembre, anche di notte con i fari. Quest’ultima modalità è invece proibita – come l’altra con le reti – nelle colture agricole, dove le “doppiette” possono catturare questa specie, ma solo di giorno, sebbene per tutta la durata dell’anno, senza limiti. In questo periodo, quindi, sarebbe abbastanza usuale vedere i cacciatori appostati per uccidere le minilepri.

«Quando ci sono tre o quattro cani da caccia e la minilepre scappa – continua il presidente della onlus – hanno vita facile, sono di fatto spacciate. Stavolta non capiamo che possa essere andata, visto che aveva una tibia rotta. Potrebbe essere stata attaccata anche da un rapace ed essere poi scappata verso l’aeroclub, dove i paracadutisti sono riusciti a salvarla. L’importante – conclude Fantappiè – è averla salvata. Ora attendo l’intervento chirurgico, dopodiché la consegneremo qui al Parterre, a Livorno».—