Acqua inquinata con cromo e zinco, dove sono i 14 pozzi vietati

Il sindaco Donati: «Saranno organizzati altri controlli». E c’è chi chiede campionamenti oltre Palazzoni

ROSIGNANO. I pozzi con acqua potenzialmente inquinata sono posizionati a macchia di leopardo, senza apparente correlazione, all’interno del quadrilatero disegnato da via Pascoli, via Garibaldi, via Agostini e il fosso della Solvay. Due sono tra via Pascoli e via Veneto, sei tra via Veneto e via Carducci e sei tra via Carducci e via Agostini. In tutto sono 14. Siamo ai Palazzoni, nelle periferia sud di Rosignano, tra la fabbrica Solvay (vicinissima) e il mare. Qui, nei giardini delle abitazioni, ci sono 31 pozzi, utilizzati dai proprietari principalmente per annaffiare piante e ortaggi. Il sindaco ha ordinato lo stop all’utilizzo dell’acqua dopo che le analisi di Arpat hanno messo in evidenza sforamenti rispetto ai limiti di legge nella concentrazione di alcune sostanze. In alcuni casi c’è troppo ferro, in altri troppo manganese. Ma anche zinco, arsenico, cromo, nichel e cloruri. Nella mappa qui accanto ci sono stato e localizzazione di tutti i pozzi interessati dall’ordinanza: in rosso i pozzi (14)dove c’è stato un qualche sforamento (non è specificato quale). In verde (5) i pozzi con tutti i parametri nella norma e in lilla quelli in cui non sono stati effettuati campionamenti (12), ad esempio per assenza del proprietario. «Non potevamo fare un’ordinanza e chiudere due pozzi si ed uno no - ha spiegato l’assessore all’Ambiente Vincenzo Brogi - abbiamo quindi preferito, in via precauzionale, interdire l’utilizzo degli impianti in tutta l’area».. Dalla mappa risulta una distribuzione dell’inquinamento non proprio ordinata. Capita ad esempio che in due pozzi posti l’uno accanto all’altro, uno sfori qualche parametro e l’altro no. La situazione dunque appare poco chiara.

Per questo il sindaco Daniele Donati prevede «ulteriori campionamenti, sia nei pozzi già controllati sia in quelli dove il controllo, per vari motivi, non è potuto andare a buon fine».


Non è invece ancora stata fissata la data dell’incontro tra la società Solvay, Arpat ed Asl per cercare di capire se l’inquinamento è connesso o meno con la fabbrica.

Ma i cittadini, soprattutto i proprietari dei pozzi, vogliono vederci chiaro. È per questo che molti hanno chiesto all’assessore Vincenzo Brogi di conoscere lo stato chimico dei pozzi dei propri giardini.

E anche chi abita fuori dal quadrilatero oggetto dell’ordinanza si chiede se non sia il caso, per maggior sicurezza, di far analizzare anche l’acqua degli altri pozzi. Perché il dubbio è che percentuali di cromo e arsenico possano trovarsi anche in altre zone del paese.

«Ma l’acqua che esce dal rubinetto si può bere - ripete il sindaco perché - i pozzi non hanno interferenze con l’uso idropotabile. L’acqua che esce dai rubinetti è controllata dal gestore e arriva da altre falde». Una conferma simile era arrivata anche da Asa: «L’acqua dei rubinetti è potabile e costantemente analizzata».

Certo è che il ritrovamento di arsenico e cromo nell’acqua non rende tranquilli. Anche se non si tratta dell’acquedotto, ma di acqua di falda superficiale, di per sé già non potabile. Perché almeno 14 famiglie hanno annaffiato i fiori o gli ortaggi con acqua fuori norma.

E le domande che si pongono sono le seguenti: mangiare un ortaggio annaffiato in questo modo è pericoloso? È possibile che anche in altre zone del paese l’acqua dei pozzi presenti parametri sballati?

E in ogni pozzo, quale sostanza presenta valori superiori alla norma e di quanto? Ad alcuni interrogativi risponde, nell’articolo in basso, Vito Conti, servizio igiene Asl Bassa val di Cecina. —