Esplosione in villa, il racconto del cugino: «Un incubo, ricordo gli occhi di Giuliano»

Bibbona, Valter Geri, ripercorre il giorno dell’incidente. Samuele sta bene, è a casa. La mamma e il compagno sono ancora in pericolo

DONORATICO. Ormai sono passati 23 giorni da quella tragica sera in cui le vite di Martina, Giuliano e Samuele sono cambiate per sempre. E oggi scrutando negli occhi dei parenti, degli amici e dei colleghi sembra quasi impossibile che sia successo. O meglio impossibile da accettare. Eppure quel 22 settembre rimarrà una data indelebile per molti. Martina e Giuliano sono sempre molto gravi, sedati, a Pisa, mentre Samuele è tornato a casa e cerca di riprendere la quotidianità.

«È passato quasi un mese – ricorda Valter Geri, direttore del Conad e cugino di Giuliano – ricordo il buio quella sera, le luci dei vigili del fuoco e le sirene delle ambulanze che si allontanavano. Ma quello che ricordo di più è lo sguardo di Giuliano, i suoi occhi che cercavano i miei, un saluto. Sono stato avvisato dalla cugina di Martina che abita lì accanto, erano circa le 22, era successo da poco. Facevo fatica a prendere coscienza dell’accaduto. Una incapacità a credere e realizzare che mi porto ancora dietro. Ho salutato Giuliano nella barella – continua – ho i suoi occhi ben impressi. Mi ha riconosciuto. Martina e Samuele parlavano con gli infermieri. Ero quasi contento perché erano coscienti. Poi però ho capito. Da allora mi pervade un senso di impotenza tremendo, purtroppo».



Nel frattempo la collettività, i colleghi, gli amici, i conoscenti hanno organizzato iniziative di solidarietà. «Sono persone con cui molti hanno condiviso il quotidiano, non solo per lavoro, anche gli stessi clienti che oggi mi chiedono senza parlare, per paura, per non essere invadenti. Tutti ci stanno molto vicini, c’è grande attenzione, sono commosso. Dobbiamo ringraziarli, ci fanno sentire tanto affetto. Soffrono con noi. Marina e Giuliano erano un punto di riferimento importante per il luogo, le persone, due ragazzi giovani e dinamici. Vado a Pisa tutti i giorni e trovo un corteo serale nei corridoi. Dimostrazioni di affetto che in questi momenti sono tanto, tanto importanti. Una solidarietà che ci accompagna e ci dà forza. Soprattutto per i parenti vicini che soffrono. E’ un dramma. Un’angoscia quotidiana che cresce».

Samuele è a casa, sta cercando di riprendere la sua vita. Martina, in una situazione più complicata, e Giuliano, nel reparto ustioni, sono ancora in rianimazione. «È un momento difficile da spiegare – conclude Geri. Si vivono emozioni contrastanti. Bisogna andare avanti. La situazione clinica è stata aggravata subito dal subentrare della polmonite, che li ha messi a dura prova. I problemi bussano continuamente alla porta, non si smette di sperare anche se la situazione è ancora molto grave. Giuliano è più stazionario. Martina ha avuto ancora complicazioni. Sono stati operati ambedue. I medici dicono che finché sono lì e non si è risarcita l’ultima ferita c’è sempre rischio vita. Hanno fatto operazioni per diminuire il rischio d’infezione sulle ferite profonde, anche di terzo grado. Ma stanno aspettando, più che altro, che l’organismo si stabilizzi per il trapianto della pelle. Si parla di mesi. Ora è una partita a scacchi, i medici intervengono sul problema più evidente. Nel quotidiano quindi piccoli segnali, una volta positivi, una volta negativi. È un’altalena di emozioni logorante».