Ballata della soda, le De’ Soda Sisters come Caparezza

Il gruppo agrifolk di Rosignano ha pubblicato una canzone di denuncia che fa discutere 

il caso

Si chiama “La ballata della soda” l’ultimo disco delle De’ Soda Sisters, il gruppo popolare agrifolk nato a Rosignano Solvay nel 2011. In origine erano 4 le “sorelle della soda”, un nome omaggio al bicarbonato e alle Spiagge bianche. Con La ballata della soda, uscita il 15 settembre scorso, le tre sorelle soda che compongono la band, Benedetta Pallesi, Veronica Bigontina e Lisa Santinelli, hanno declinato la loro musica in una denuncia ambientale, che ha già fatto discutere sui gruppi facebook locali. In un video girato alle Spiagge bianche, sullo sfondo dello stabilimento Solvay, le tre cantanti in costume anni Cinquanta ripercorrono la storia della fabbrica belga, dall’arrivo all’inizio del Novecento, fino a denunciare gli scarichi in mare e i problemi di inquinamento. «La denuncia ambientale è nata in modo spontaneo – commenta Benedetta Pallesi –. Il nostro repertorio è quello delle canzoni popolari contadine, i canti del maggio e del lavoro, quindi la denuncia viene naturale». Cantautrici, arrangiatrici e interpreti, le Soda sisters hanno girato il video con la Emme Elle Production. «È una canzone lunga, articolata in tre parti: la storia, gli scarichi in mare, la parte epica, con i pesci e Nettuno, e infine i fiorentini al mare.. Una di noi del resto è fiorentina: Lisa è una mandolinista di Empoli che fa la psicologa a Firenze». Veronica è una percussionista di Rosignano, che lavora come maestra d’asilo. Benedetta è cecinese e insegna alla scuola di musica Bonamici di Pisa. Da tempo lavorano insieme e spesso autofinanziano la pubblicazione dei loro Cd anche con raccolte via internet (con il sistema del crowdfunding). Stavolta del loro disco si è parlato molto: nel gruppo facebook “Sei solvaino se…” fa discutere l’attacco alla fabbrica. E soprattutto l’ultima frase del disco, “Non c’è futuro per me, buon tumore Solvay”. «La frase finale è una citazione di una canzone già composta da un gruppo punk di Rosignano Solvay, gli Equin Sterk – spiega Benedetta -. È vero, il messaggio è forte e provocatorio, ma c’è ironia per dire cose profonde con leggerezza. Si può essere d’accordo o no sul gusto musicale ma sugli scarichi ci sono studi dell’Arpat, del Cnr, di Medicina democratica. Magari ora no, ma in passato sono state scaricate tante sostanze inquinanti». C’è un collegamento alla canzone di Caparezza “Vieni a ballare in Puglia” sugli scarichi dell’Ilva di Taranto? «La nostra canzone è nata in modo spontaneo – dice Benedetta Pallesi – non sapevamo di Caparezza. Ma anche nella nostra ballata c’è un riferimento all’Ilva: noi diciamo che la nostra è l’Ilva toscana».


Da Solvay la direzione commenta con una nota stampa. «Solvay interagisce in maniera positiva con la comunità locale ed è da sempre in favore della libertà di opinione e di espressione - si legge -; tuttavia per Solvay è fondamentale che la reputazione delle persone sia tutelata, nel caso in cui informazioni prive di alcun fondamento possano ingannare la comunità locale e generare ingiustificati timori». —

M.M.