Esplosione in villa, idraulico indagato: «Non ha sigillato il rubinetto della cisterna del gas»

Dramma a Bibbona, svolta nelle indagini: il giorno prima della deflagrazione era stata sostituita l’alimentazione della cucina con una bombola. L’accusa è di lesioni colpose  

BIBBONA. C’è una svolta, forse decisiva, nell’indagine sull’esplosione avvenuta nella serata di domenica 22 settembre nella villetta al numero 11 di via Ederle, a Bibbona. E riguarda due aspetti: le cause dell’incidente che ha ridotto in fin di vita Martina Rossetti, 40 anni dipendente della Conad di Donoratico, il figlio tredicenne che per fortuna sembra fuori pericolo, e il compagno della donna, Giuliano Geri, 41, direttore del supermercato di Cecina e soprattutto l’iscrizione sul registro degli indagati dell’idraulico che il giorno prima della deflagrazione ha effettuato alcuni lavori all’impianto del gas nell’appartamento al secondo piano dell'immobile.

La ricostruzione


In un primo momento, infatti, la sezione di polizia giudiziaria dei vigli del fuoco e i carabinieri di Cecina hanno pensato che a causare l’esplosione fosse stata una perdita partita dalla bombola del gas allacciata alla cucina in modo non conforme attraverso un tubo di plastica lungo tre metri. Due i particolari che avevano alimentato questa ipotesi iniziale: la parte finale del tubo trovata semi distrutta dal calore e la vicinanza al forno che avrebbe poi innescato la scintilla.

Da una successiva verifica, però, gli investigatori si sono accorti come in cucina fosse presente un altro tubo di uscita del gas collegato, questo, a un rubinetto di apertura e chiusura e alimentato da una cisterna esterna alla casa che si trova nel giardino. È da questo che sono cominciati ad emergere i primi dubbi sulle cause. Dubbi confermati dall’esperimento effettuato poco dopo: aprire la manopola esterna della cisterna (i colleghi l’avevano chiusa domenica sera in via precauzionale) e sistemata nel giardino della casa. È emerso allora che il tubo in entrata era aperto rendendo plausibile che il gas, in questo modo, avesse riempito l’appartamento prima che una scintilla scatenasse l’inferno scoppiato poco prima delle 21.

Il lavoro all’impianto

L’ultimo tassello di un puzzle inquietante e inaspettato è stato per gli investigatori scoprire come, sabato mattina, all’interno della villetta fossero stati eseguiti alcuni lavori da parte di un idraulico chiamato per sostituire il sistema di alimentazione della cucina: dalla cisterna esterna che dà energia anche alla caldaia a una bombola del gas interna, quella trovata vicina ai fornelli.



L’interrogatorio

È con questi nuovi elementi in mano che gli inquirenti, coordinati dalla pubblico ministero Ezia Mancusi, hanno convocato l’operaio per essere ascoltato inizialmente come persona informata sui fatti. La sua deposizione – al momento – è coperta da segreto e dovrà essere ulteriormente verificata e confrontata con le testimonianze dei tre feriti, che appena possibile saranno a loro volta sentiti.

Quello che è certo è che a metà della deposizione e dopo aver confermato buona parte della ricostruzione, a cominciare dal lavoro compiuto in via Ederle sabato, gli investigatori hanno fermato l’idraulico che da persona informata sui fatti è stato formalmente indagato con l’accusa di lesioni colpose.

I dubbi

Nonostante le ammissioni dell’uomo e i primi riscontri investigativi, sono ancora molti i dubbi che gli inquirenti devono accertare. In primis sul perché – a questo dovranno rispondere i diretti interessati – decidere di cambiare l’alimentazione dei fornelli. In secondo luogo, e questo è l’aspetto determinante nella dinamica dell’esplosione, perché l’idraulico abbia installato la bombola del gas in cucina ma non abbia sigillato il tubo di uscita che portava nell’appartamento il gas contenuto nella cisterna. Possibile che il lavoro non fosse ancora concluso? E perché allora non sigillare tutto?

Nonostante questo c’è un ultimo aspetto – il più importante visto quello che è poi accaduto – e riguarda chi, perché e in quale momento abbia aperto la manopola della cucina facendo sì che il gas cominciasse a riempire l’appartamento. Possibile che possa essersi trattato anche di una maledetta distrazione, dettata dall’abitudine, e compiuta involontariamente da uno dei tre feriti. Fatto sta che a quel punto la casa ha iniziato a riempirsi fino a quando una scintilla non ha innescato la deflagrazione.