Esplosione in villa: fuori pericolo il tredicenne, mamma e compagno sempre gravissimi

Bibbona, Martina Rossetti e Giuliano Geri ricoverati ai grandi ustionati. Il figlio della donna sempre al Meyer con una prognosi di 30 giorni 

BIBBONA. In mezzo al fumo, alle fiamme e al dolore che hanno avvolto un’intera comunità dopo l’esplosione della villetta di via Ederle, a Bibbona, di domenica 22 settembre, martedì è arrivata una prima, seppur flebile, speranza: Samuele, il tredicenne rimasto intossicato mentre si trovava a casa con la mamma e il compagno e ricoverato all’ospedale pediatrico Meyer, è fuori pericolo. Questo non significa, tengono a precisare familiari ed amici che stanno seguendo il decorso ospedaliero, che tutto sia risolto. Ma – secondo i medici – il giovane non rischia più la vita.

Certo dovrà restare in osservazione per altre settimane – la prognosi parla di trenta giorni – ma il peggio sembra alle spalle. Molto probabilmente ciò che lo ha aiutato rispetto agli altri due feriti è stato uscire immediatamente dalla villetta dopo la deflagrazione. «L’ho trovato in piedi sul terrazzino che gridava», ha raccontato il cugino, Dimitri Rossetti che abita o pochi metri di distanza e per primo si è precipitato al numero undici dopo aver visto il bagliore e sentito il boato. Questo ha permesso al ragazzino di limitare le ustioni e soprattutto di respirare meno fumo misto a gas rispetto alla mamma e al compagno che, al contrario, sono rimasti dentro alla casa per molto più tempo.


Rispetto a Samuele, invece, le condizioni di Martina Rossetti, 40 anni impiegata alla Conad di Donoratico, e del compagno Giuliano Geri, 41, direttore del punto vendita di Cecina, sono definite ancora «gravissime». Entrambi sono ricoverati da domenica nel centro gradi ustionati dell’ospedale Cisanello di Pisa. Ma da quello che filtra dal reparto sono ancora nella fase critica di stabilizzazione. Ciò significa che i medici prima di intervenire chirurgicamente devono aspettare che superino la fase più acuta dell’intossicazione per poi curare le ustioni molto estese che si sono procurati dopo l’esplosione innescata dal mal funzionamento della cucina.

In particolare – secondo i rilievi della sezione di polizia giudiziaria dei vigili del fuoco che ha effettuato gli accertamenti – il problema sarebbe nato dal tubo «non a norma e lungo tre metri» che collegava la bombola del gas ai fornelli, un raccordo in plastica invece di quello in rame previsto dalla normativa. Inoltre, secondo gli investigatori che ieri hanno inviato la prima informativa in Procura, la parte finale del raccordo sarebbe stata troppo vicino a una fonte di calore, probabilmente il forno. E questa esposizione avrebbe lacerato la gomma tanto da far uscire il gas che ha riempito la casa fino a quando una scintilla non ha innescato la deflagrazione.

Un’esplosione che ha distrutto – secondo i primi accertamenti – circa duecento metri di tetto, abbattuto parte di alcune pareti e tutti gli infissi. Danni che hanno spinto i vigili del fuoco e il Comune che ha effettuato un sopralluogo con il proprio tecnico, a dichiarare l’inagibilità della casa. L’unico intervento che gli investigatori hanno permesso dopo aver recintato tutta la zona e il giardino davanti alla villetta è stato quello di permettere, a una ditta chiamata dai familiari della proprietaria, di coprire con alcuni teli il tetto per cercare di non peggiorare – se possibile – le condizioni dell’immobile. Particolari ovviamente secondari rispetto alla preoccupazione per le condizioni di salute dei feriti, soprattutto quelle di Martina e Giuliano per i quali un’intera comunità sta incrociando le dita.

L'INDAGINE

È di lesioni colpose l’ipotesi di reato, ancora contro ignoti, per cui la pubblico ministero Ezia Mancusi sta indagando dopo l’esplosione della villetta di via Ederle, a Bibbona, nel la quale sono rimasti feriti Martina Rossetti, il compagno Giuliano Geri, e il figlio della donna. Al centro dell’indagine funzionamento e montaggio della bombola che ha innescato la deflagrazione.