Tartarughe, si contano le ore per la schiusa, monitoraggio continuo

Intanto Tartamare si defila dal gruppo di coordinamento «Errori durante i lavori per creare un corridoio ai piccoli»

CECINA. A 54 giorni dalla nidificazione della tartaruga marina caretta caretta nel bagno Aurora si contano i giorni e le ore, considerando che la durata media dell’incubazione nel Mediterraneo è considerata, nella bibliografia scientifica disponibile, pari a 52 giorni. Due i casi toscani con i quali poter effettuare un confronto, se si escluse il nido di Santa Lucia. A Rimigliano, i piccoli di tartaruga hanno impiegato 48 giorni prima di prendere la strada verso il mare mentre a Marina di Campo sono emerse il 53esimo ed hanno impiegato cinque notti consecutive.

Anche la temperatura nel nido cecinese rientra perfettamente nella media degli altri due: si è registrata, infatti, grazie ai datalogger inseriti sotto la sabbia e capaci di inviare i dati all’Arpat in tempo reale, una temperatura media di incubazione compresa tra i 26,8 e i 32 gradi. I volontari, che non perdono di vista ormai il nido dal 6 agosto, e cioè dal 42esimo giorno dopo la nidificazione, sono in fervida attesa di vedere spuntare il cratere sulla sabbia, segno di implosione sotterranea causata dalla schiusa delle uova.

Un’organizzazione che coinvolge volontari, semplici cittadini, i responsabili dell’osservatorio toscano sulla biodiversità, composto dall’istituto zooprofilattico Lazio e Toscana, dall’Arpat e dall’università di Siena, e dall’associazione Tartamare.. Tutti riuniti nel gruppo whatsapp ‘Bagno Aurora pieno di Ova’, per facilitare le operazioni di coordinamento: gruppo, tuttavia, abbandonato dalla referente Tartamare Luana Papetti, a seguito di una nota inviata dalla stessa associazione nella quale si ipotizzava che “durante la costruzione del corridoio sono state compiute alcune operazioni e manipolazioni proprio sotto la camera del nido, nello specifico un ampio e profondo scavo.

C’è stata un’importante movimentazione di sabbia sopra al nido che potrebbe, a sua volta, aver compromesso l’emersione a causa di collasso della struttura e di schiacciamento del canale di emersione degli hatchlings”. Una visione dalla quale si sono dissociati i principali referenti dell’Otb, per i quali sono state compiute tutte le operazioni previste ed effettuate anche nei due casi di nidificazione precedente ed autorizzate dalla Regione.


 

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