La rabbia dei pescatori contro il Comune

Una foto delle barche dei pescatori quando erano ormeggiate al porto di Rosignano

ROSIGNANO. Hanno dovuto lasciare le banchine del Cala de' Medici: «Va cambiata la concessione, da anni soltanto promesse»

ROSIGNANO. «Vogliono che dismettiamo le barche. Ci vogliono far morire». I pescatori di Rosignano sono disperati, perché dal maggio del 2017 hanno dovuto lasciare la banchina del porto Marina Cala de’ Medici e, negli specchi d’acqua dove adesso hanno ormeggiato le loro imbarcazioni, a causa del fondale basso e della presenza di altri natanti a ridosso dei loro, spesso non riescono neppure ad uscire per pescare. «Di questo passo - dicono Mirko Ulivieri, Marco Tarchi, Simone Sardone e Massimo Piccinetti - saremo costretti a interrompere la nostra attività. Il Comune ci promette da anni di trovare una soluzione, ma niente è cambiato. Così le istituzioni distruggono posti di lavoro».

Tutto è cominciato un anno fa, quando il Cala de’ Medici chiede ai pescatori di lasciare la banchina di sopraflutto entro il 31 maggio. Questo sulla base di un accordo con il porto - che avrebbe stralciato il pagamento delle quote di occupazione degli spazi all’interno dell’infrastruttura.


I pescatori, per mesi, hanno resistito lasciando le barche in porto e hanno avviato una battaglia in difesa del loro lavoro. Si sono rivolti alla direzione del porto, ma soprattutto all’amministrazione comunale, chiedendo che venga cambiata la concessione, inserendo la possibilità di ormeggiare non solo imbarcazioni da diporto ma anche pescherecci.

Non solo, negli ultimi mesi hanno coinvolto anche la Regione Toscana. «Siamo stati ricevuti - spiegano - e ci è stato detto che dal 2007, con la nuova normativa, è previsto che nei porti siano presenti anche imbarcazioni da pesca. È chiaro che va cambiata la concessione, e deve essere il Comune a muoversi. Cosa ha fatto l’amministrazione negli ultimi anni? Dovrebbe difendere i posti di lavoro di noi cittadini e le famiglie che portiamo avanti con la nostra attività, invece nulla è cambiato».

Dato che il porto ha interdetto le banchine ai pescherecci, due pescatori hanno portato i loro natanti a Vada, mentre Sardone ha deciso di restare e sta portando avanti un procedimento legale. Piccinetti, uno dei quattro pescatori, è riuscito a trovare un posto al porto di Cecina, ma il suo obiettivo è quello di tornare a Rosignano dato che nel porto cecinese gli spazi per i pescherecci sono già occupati.

Gli altri due hanno sistemato le barche nelle acque di Vada. «Ma sanno tutti, anche il Comune - spiegano i pescatori - che lasciandole lì non è possibile lavorare. «Se va avanti così andremo a pesca un giorno si e tre no - concludono -, uscire dal mare di Vada è pericoloso. Il fondale è poco profondo, e intorno ci sono altre barche. È difficile uscire, e a bordo bisogna essere in due o tre, cosa che non è possibile perché imbarcare qualcuno per darci una mano significa sostenere costi che non ci possiamo permettere. La scorsa settimana uno di noi ha rotto l’elica». Insomma i pescatori spiegano che i queste condizioni è impossibile lavorare. «Il Comune deve difendere i nostri posti di lavoro».